La conquista del volante. Le driver sono state a lungo osteggiate nel motorsport ma sembra arrivato il loro momento

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La conquista del volante. Le driver sono state a lungo osteggiate nel motorsport ma sembra arrivato il loro momento

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Per decenni le corse automobilistiche sono state raccontate come un mondo esclusivamente maschile, dominato da figure quasi eroiche capaci di affrontare il rischio della velocità e sfidarsi in duelli all’ultima curva. Non devono stupire quindi gli enormi ostacoli culturali che dovettero affrontare le prime donne che decisero di mettersi al volante e, ancor di più, coloro che provarono a salire su auto da competizione. Nonostante ciò, il gentil sesso riuscì subito a rompere gli schemi approdando nella massima categoria del motorsport. Maria Teresa De Filippis entrò nella storia diventando la prima donna a tentare la qualifica in Formula 1, a Monte Carlo nel 1958 al volante di una Maserati 250F. Andato a vuoto il primo colpo, la napoletana ci riprovò in Belgio concludendo la gara decima. Dal finire degli anni ‘50 ne è passato di tempo, ma quasi stride sapere che solo ultimamente si è cercato di valorizzare le donne nel motorsport. La nascita di un campionato come la F1 Academy ha offerto una maggiore visibilità oltre a creare un percorso più strutturato verso le categorie di punta.
A incarnare questo cammino è Doriane Pin che sta scalando velocemente la vetta. Poliedrica, la francese riesce a districarsi con estrema disinvoltura tra le gare Endurance e le monoposto. Campionessa in carica della F1 Academy, Pin quest’anno prenderà parte nuovamente alla 24 Ore di Le Mans nella categoria LMP2.

Le sue doti le hanno inoltre consentito di diventare pilota di riserva di Peugeot nel FIA WEC, ma soprattutto essere chiamata dal team Mercedes F1 come Development Driver. Lo scorso aprile la francese ha coronato il sogno a Silverstone, dove ha guidato la W12 portata in gara nel 2021 nientemeno che da Lewis Hamilton. Non per ultimo, la nomina di pilota del simulatore di Citroën Formula E. Proprio quest’ultima categoria, negli ultimi due anni, ha cercato di creare uno spiraglio per le donne organizzando, durante le sessioni pre-stagionali, il “Women’s Test”. A scendere in pista, prima sul circuito di Jarama e poi a Valencia, sono state esclusivamente le ragazze che non hanno affatto sfigurato nei confronti dei colleghi che gareggiano nel campionato elettrico. Sempre in ambito Formula E troviamo una delle storie più belle delle corse moderne. Da poco diventata pilota di sviluppo del team Opel, Sophia Flörsch è uno dei simboli di coraggio e determinazione. La tedesca lasciò tutti col fiato sospeso nel 2018, durante il GP di Macao di Formula 3, quando fu protagonista di un pauroso incidente a oltre 270 km/h.

La sua monoposto decollò dopo un contatto con un’altra vettura e si schiantò violentemente contro le barriere. Inizialmente si temette il peggio, la Flörsch riportò una frattura alla colonna vertebrale e venne sottoposta a un delicato intervento chirurgico.
La tedesca non si arrese. Dopo mesi di riabilitazione, tornò a impugnare un volante dimostrando tutta la sua determinazione. La carriera è quindi proseguita tra Formula Regional, Endurance e gare GT, fino ad approdare in F1 Academy e il recente annuncio di Opel in Formula E. Oltre che in pista, la Flörsch è impegnata attivamente nel cercare di promuovere le donne nel motorsport e la necessità di offrire loro maggiori opportunità fin dal kart. In quest’ultima direzione si è battuto anche il progetto Iron Dames. Oltre a sostenere la crescita della presenza femminile nelle corse, è diventata una vera squadra nata dalla vulcanica mente di Deborah Mayer. Il team, riconoscibile per la livrea rosa delle sue vetture, ha preso parte alle competizioni Endurance più prestigiose del mondo dal FIA WEC, dove nel 2023 ha conquistato la vittoria di classe LMGTE Am nella 8 Ore del Bahrain con la Porsche 911 del terzetto Sarha Bovy, Michelle Gatting e Rahel Frey, fino alla 24 Ore di Le Mans. Ma, più che la pista, a regalare alcune delle pagine più belle del motorsport al femminile è stato il rally.

Michèle Mouton è diventata una leggenda nel mondo del traverso grazie alle sue imprese con l’Audi nel Mondiale Rally. La francese, navigata da Fabrizia Pons, nel 1982 sfiorò addirittura il titolo iridato vincendo tre gare e battendosi contro piloti ben più quotati. I suoi successi hanno contribuito a cambiare radicalmente la percezione delle donne nelle corse, dimostrando che anche una pilota può essere protagonista assoluta in una disciplina così fisica come il rally. Come si sta muovendo oggi il motorsport italiano sul tema? A rappresentare il tricolore a livello internazionale c’è sicuramente Arianna Casoli che, dopo aver conquistato cinque titoli Lady Trophy nella Nascar Euro Series, quest’anno ha abbracciato il sogno a Stelle e Strisce. L’emiliana, che nel 2025 era stata la prima donna a prendere parte alla Nascar Brasil, ad aprile ha debuttato in America conquistando il decimo posto nella Nascar Late Model sull’ovale dell’Hickory Motor Speedway, nella Carolina del Nord.

Le speranze azzurre sono riversate anche in Ginevra Panzeri. Classe 2008, la pilota lombarda ha esordito nei kart a soli cinque anni. Il salto nelle monoposto è poi avvenuto con il team Akm Motorsport diretto da Marco Antonelli, papà del pilota Mercedes F1 Kimi. Panzeri quest’anno affronterà un fitto programma di gare in Formula 4 che la vedranno impegnata in giro per l’Europa. Il suo obiettivo è quello di arrivare un giorno in Formula 1. A tal proposito, si ispira a Lella Lombardi, finora l’unica donna ad aver conquistato dei punti iridati. Il suo sesto posto nel GP di Spagna del 1975 rimane, a oggi, uno dei risultati simbolo dell’automobilismo femminile. A distanza di oltre 50 anni, i tempi sono finalmente maturi per rivedere una donna al volante di una monoposto di F1.




