André Lotterer

Lotterer: «La Formula E non è facile, ma a me piace perché il pilota fa la differenza»

di Nicola Desiderio
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«Possiamo, possiamo! Così imparo un po’ di Italiano…» André Lotterer scherza quando lo incontriamo alla sede della DS Performance di Satory, alla presentazione del team DS Techetaah con il quale parteciperà alla stagione 5 di Formula E accanto al campione in carica Jean-Éric Vergne. Il vincitore di 3 edizioni della 24 Ore di Le Mans e di un titolo WEC parla molto bene la nostra lingua e la usa per rispondere alle domande.

La prima stagione in Formula E non è stata facile, anche per un pilota di grande esperienza e velocità come te. Quale problemi offre la guida di una monoposto di Formula E?
«È vero: all’inizio è stato difficile, soprattutto nelle prime due gare. Non avevo avuto la possibilità di provare la vettura se non 3 giorni a Valencia e così è davvero complicato affrontare un campionato tutto nuovo e che va capito in un modo diverso. Da Santiago penso di essere andato molto meglio e nella seconda parte della stagione sono stato tra i più veloci, ma ho avuto parecchi problemi di penalità. Peccato perché potevo fare molto di più, ma sono molto contento della progressione che ho avuto nel corso della stagione».

Hai già provato la nuova macchina?
«Sì, abbiamo già fatto la prima fase del lavoro di sviluppo e devo dire che è meglio: è più potente, più facile da guidare, ma anche un po’ più complicata nella gestione della frenata e della strategia di gara».

Essere un pilota di Endurance, abituato a gestire i consumi e l’energia, è un vantaggio oppure no per guidare una Formula E?
«Sì, certamente è un vantaggio: aver guidato Audi e Porsche ibride ti insegna come si può andare il più forte possibile consumando il meno possibile. In Formula E è la stessa cosa».

Per quanto riguarda la tua carriera, pensi di continuare anche in altre categorie o pensi di concentrarti solo sulla Formula E?
«Quasi sicuramente mi dedicherò al 100% alla Formula E. Ho però da finire la super stagione nel WEC fino alla prossima 24 Ore di Le Mans. Nel frattempo, cercherò di fare molta attività con il simulatore».

Che cosa ti piace della guida di queste vetture che non sono molto potenti, ma offrono una risposta immediata all’acceleratore?
«A me piace che il pilota possa fare la differenza. Non è come in altri campionati dove l’80% lo fa la macchina. Penso invece che in Formula E il pilota conti il 70%. Mi piace anche che si corra su percorsi cittadini, vicini ai muri. In questo condizioni, non hai bisogno di tanti cavalli per dimostrare quanto vali e puoi divertirti. Un’altra cosa che mi piace è che diamo un messaggio per il futuro: la Formula E è lo sport motoristico che può cambiare il mondo».

Tra le piste dove hai guidato nella stagione 4, quale sono quelle che ti piacciono di più?
«Santiago, Roma, Zurigo… tutti hanno qualcosa di speciale. Quello di Città del Messico non mi piace. Tra quelli nuovi, sulla carta quello di Riad mi sembra molto interessante».

Ci sono piloti che hanno bisogno di tempo per capire una pista, altri invece che riescono ad essere subito veloci. In un campionato dove ce ne sono alcune nuove, la capacità di comprendere velocemente un circuito può essere un vantaggio?
«Sì, questo è un fattore che ho dovuto affrontare per tutta la scorsa stagione, ma abbiamo visto che sono riuscito ad essere più veloce rispetto ad altri che, come me, affrontavano quei circuiti per la prima volta. E poi abbiamo l’aiuto del simulatore per impararli e capirli in anticipo».

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Mercoledì 10 Ottobre 2018 - Ultimo aggiornamento: 11-10-2018 10:50 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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