La Vanwall Vanvell LMH riporta in auge il nome del primo costruttore a vincere il titolo Costruttori in Formula 1 nel 1958. Obiettivo è correre il WEC e la 24 Ore di Le Mans nel 2023

Vanwall, un sogno venuto dal passato per vincere nel WEC ed alla 24 Ore di Le Mans

di Nicola Desiderio
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Le competizioni di durata stanno assistendo al ritorno in massa dei grandi costruttori e anche di altri che sono stati grandi in un passato talmente lontano che nessuno ricorda il proprio nome. È il caso della Vanwall, glorioso marchio inglese nato negli anni ’50 la cui storia si intreccia con alcuni dei nomi più gloriosi del motorsport e che è addirittura il primo ad aver vinto il Titolo Costruttori di Formula 1 nel 1958 avendo al volante piloti come Tony Brooks, Maurice Trintignant e soprattutto John Surtees e l’indimenticabile Stirling Moss.

E come spesso accade nelle corse, la storia della Vanwall è legata ad un altro grande nome. Nel caso specifico: Ferrari. Il nome Vanwall nasce a Acton, quartiere della parte Ovest di Londra, dall’unione del cognome del fondatore, Tony Vandervell, con Thinwall Bearing, licenziataria britannica della Cleveland Graphite Bronze Company per la costruzione di cuscinetti a sfera e bronzine. Tra i suoi clienti c’è anche la Ferrari, ma il vecchio Enzo non gradisce due cose: il supporto di Vandervell alla neonata BRM e il fatto che egli abbia preso senza il suo permesso una 375 F1 del 1951 per modificarla liberamente e schierarla nella Formule Libre, una categoria senza un preciso regolamento tecnico. La leggenda vuole che il Drake, in occasione di una visita di Vandervell a Modena, lo lasci volutamente in anticamera per ore mentre lui è a caccia.

È quella la scintilla a spingere l’uomo d’affari inglese a farsi le sue auto da corsa per sfidare le Ferrari in Formula 1. Nel 1956 arriva un giovane ingegnere: si chiama Colin Chapman e progetta la VW5, l’automobile che permette a Moss di vincere la sua prima gara nel 1957 e arrivare ad un soffio dal titolo Piloti grazie a tre vittorie personali e alle due di Brooks, vinto da Mike Hawthorn su Ferrari 246 F1. Purtroppo i problemi finanziari diradano prima le partecipazioni ai gran premi fino all’ultima uscita nel 1960, all’ultima uscita nelle corse nel 1962 e alla cessione dell’azienda dovuta alle condizioni di salute. Vandervell sarebbe deceduto nel 1967.

Come fa dunque a risorgere la Vanwall a 60 anni di distanza? Grazie alla ByKolles, il team austriaco fondato da Romulus Kolles e che ha acquisito i diritti del nome Vanwall dalla PMC. Il problema che si è posto subito è che nel Regno Unito esiste anche la Vanwall 1958, azienda che realizza repliche della VW5: 6 esemplari in tiratura limitata. La disputa giudiziaria che ne è venuta fuori ha impedito alla FIA e all’ACO di accettare la richiesta di un team che ha comunque ottenuto discreti risultati in DTM e nel WEC e che ha però bisogno di affiliarsi ad un costruttore per partecipare al campionato con una vettura che segue il regolamento LMH (Le Mans Hypercar) che è stata tra le primissime ad aderirvi.

La vettura si chiama Vanwall Vandervell LMH e, in occasione della presentazione statica della vettura, è voluta apparire con grafica e colori che evocano le monoposto da corsa britanniche. Come LMH è una vetture realizzata interamente in casa e in modo specifico, a differenza delle LMDh che possono invece essere realizzate basandosi su quattro telai standard (Dallara, Ligier, Multimatic e Oreca). Così come la Glickenhaus, la Vanwall non utilizza una parte elettrica per l’assale anteriore ed è spinta solamente da un V8 aspirato 4,5 litri della britannica Gibson, fornitore unico della categoria LMP2 e anche per la Alpine che sta conducendo a sorpresa il campionato WEC piloti nella categoria Hypercar.

L’auto ha una linea molto bella e vicina a quella di un’auto sportiva, nello spirito autentico di una Hypercar. A differenza delle altre LMH, ha parafanghi molto svasati sui lati e piuttosto massicci verso l’alto, con sfoghi per le ruote – obbligatori per evacuare il calore dei freni e degli pneumatici che potrebbe creare pericolosi effetti di portanza – verso il lato interno. Il frontale ricorda le Formula 1 a muso rialzato di qualche anno fa che si congiunge all’abitacolo lasciando ai lati tutta l’aria raccolta dallo splitter. Quest’ultimo è sovrastato da due ali che collegano i parafanghi, con quella superiore che può essere regolata.

L’auto ha già iniziato i primi collaudi. La prima uscita è avvenuto lo scorso aprile in un non precisato aeroporto tedesco avendo al volante Christophe Bouchut che nel 1993, al suo debutto alla 24 Ore di Le Mans, la vinse con la Peugeot 905 1B correndone altre 19 con altri tre podi al volante di Porsche, Aston Martin e Lola. Una settimana dopo, guidata da Esteban Guerrieri, ha compiuto ben 160 giri sul circuito ceco di Most, e dal 21 al 23 luglio la vettura è andata sul Lausitzring dove al pilota argentino si è unito Tom Dillmann portando la percorrenza totale a 1.800 km senza problemi sostanziali e con riscontri cronometrici molto soddisfacenti. Dovrebbero essere proprio loro due a portare la Vanwall Vanvell LMH al debutto.

La speranza è di poterlo fare già in questa stagione, sul circuito del Bahrein, sfruttando la possibilità fornita dal regolamento di poter partecipare ad una gara di campionato senza accumulare punteggio, come del resto sta facendo la Peugeot con la 9X8 e, con ogni probabilità, farà la Porsche con la sua 963 LMDh. Per il 2023 c’è invece la certezza praticamente assoluta che la Vanwall si ritrovi di fronte alla sua prima ed antica avversaria: la Ferrari, insieme alle già citate Peugeot e Porsche, alle Cadillac e Toyota e ad un’altra cenerentola come la Glickenhaus in attesa di un 2024 che accoglierà anche Alpine, BMW e Lamborghini. E vista la convergenza con la classe GTP dell’IMSA, la Vanvell LMH potrebbe sbarcare anche in America correndo la 24 Ore di Daytona, ma per il momento non se ne parla perché gli obiettivi sono altri.

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Martedì 30 Agosto 2022 - Ultimo aggiornamento: 01-09-2022 11:06 | © RIPRODUZIONE RISERVATA