La BMW che ha dominato la teppa brasiliana del WEC

WEC: BMW torna al successo nella 6 Ore di San Paolo, Ferrari sfiora il colpo, Corvette trionfa in LMGT3

di Michele Montesano
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INTERLAGOS - BMW è tornata al successo nel FIA WEC conquistando la 6 Ore di San Paolo al termine di una delle gare più equilibrate della stagione. Sul circuito di Interlagos, il trio formato da Kevin Magnussen, Raffaele Marciello e Dries Vanthoor ha regalato al Team WRT la seconda vittoria del 2026 dopo quella ottenuta a Spa, interrompendo la battuta d’arresto della 24 Ore di Le Mans. Alle loro spalle hanno chiuso la Ferrari 499P di Antonio Giovinazzi, Alessandro Pier Guidi e James Calado e la Cadillac V-Series.R del Team Jota affidata a Will Stevens e Norman Nato. Al termine della gara ben 11 Hypercar hanno concluso nello stesso giro dei vincitori confermando il grande equilibrio tecnico visto in Brasile.

La gara è stata molto diversa rispetto a quella dello scorso anno, quando Cadillac aveva dominato senza rivali. Questa volta le V-Series.R LMDh del Team Jota, scattate dalla prima fila, sono sembrate inizialmente le vetture da battere, ma una serie di episodi ha compromesso le loro possibilità di vittoria. La Cadillac del poleman Stevens ha perso secondi preziosi già alla prima sosta, a causa di un dado della ruota anteriore destra rimasto bloccato durante il pit stop, mentre l'altra vettura è stata rallentata da un errore in ingresso nella corsia box che ha costretto i meccanici a riposizionarla sulla piazzola. A questo si sono aggiunte alcune penalità per contatti in pista, facendo svanire progressivamente il vantaggio costruito in qualifica.

BMW ha invece disputato una corsa praticamente perfetta. Magnussen è stato autore di un primo stint molto aggressivo, risalendo rapidamente la classifica dopo aver superato prima un'Alpine e poi una Cadillac. Marciello ha consolidato il lavoro del compagno con una serie di giri velocissimi che hanno permesso alla M Hybrid V8 LMDh di prendere il controllo della gara, mentre Vanthoor, nonostante non fosse al meglio della condizione fisica, ha amministrato con grande lucidità l'ultima parte della corsa. Il belga ha dovuto anche gestire la pressione esercitata dalla Ferrari e l'incertezza dovuta alle minacciose nuvole che hanno accompagnato l'ultima ora senza, però, trasformarsi nella pioggia prevista.

Se BMW ha confermato la propria competitività, Ferrari ha probabilmente sorpreso più di tutti. Dopo le difficili qualifiche, la 499P dei campioni del mondo in carica è cresciuta costantemente con il diminuire delle temperature, sfruttando anche una strategia differente ai box. Calado è riuscito addirittura a portarsi al comando durante il quinto stint, nonostante un'escursione fuori pista all'uscita della pit lane con gomme ancora fredde che gli ha lasciato un pannello pubblicitario incastrato sul muso della vettura senza conseguenze sulle prestazioni. Nel finale Giovinazzi, Pier Guidi e Calado hanno provato fino all'ultimo ad attaccare la BMW, ma il distacco al traguardo è stato di poco superiore ai due secondi.

A seguire le due Cadillac del Team Jota che hanno preceduto la Ferrari di AF Corse affidata a Robert Kubica, Yifei Ye e Phil Hanson. La vettura di Maranello ha approfittato dell'episodio che ha coinvolto Robin Frijns e Antonio Fuoco nelle fasi finali. Nel tentativo di conquistare la sesta posizione, il pilota della BMW ha urtato la Ferrari del calabrese alla Esse do Senna provocandone il testacoda e consentendo così a Kubica di guadagnare due posizioni. Frijns ha comunque chiuso sesto, davanti alla sorprendente Aston Martin Valkyrie, mentre Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen sono scivolati all'ottavo posto.

Molto sfortunata la strategia scelta da Alpine. La squadra francese aveva anticipato le soste per sfruttare la pista libera e per diversi tratti della gara la A424 di Charles Milesi, Ferdinand Habsburg e Antonio Félix da Costa è rimasta addirittura al comando. Quando sembrava poter lottare almeno per il podio, una lenta foratura nelle fasi conclusive ha costretto Milesi a un pit stop supplementare facendo precipitare l'equipaggio in decima posizione. Anche l'altra Alpine è stata rallentata da una foratura, vanificando le possibilità di un buon risultato.

Fine settimana complicatissimo invece per Toyota. La TR010 Hybrid di Sébastien Buemi, Brendon Hartley e Rio Hirakawa ha perso numerosi giri dopo il contatto con la Genesis di André Lotterer che ha provocato anche la rottura della sospensione anteriore. Anche l'altra vettura nipponica dei vincitori della 24 Ore di Le Mans Kamui Kobayashi, Mike Conway e Nyck de Vries è rimasta fuori dalla zona punti a causa di diverse penalità accumulate nel corso della gara.

La classe LMGT3 ha regalato spettacolo dall'inizio alla fine con continui cambi di leadership e strategie differenti. A imporsi è stata la Corvette Z06 GT3.R del Racing Team Turkey by TF Sport con Salih Yoluc, Peter Dempsey e Charlie Eastwood. Scattata solamente dalla decima posizione, la vettura americana ha costruito il proprio successo grazie a una scelta strategica fuori dagli schemi. Il team ha infatti deciso di affidare il primo stint al pilota Silver Salih Yoluc, rinviando il turno obbligatorio del Bronze Peter Dempsey alla parte centrale della gara.

Tale soluzione ha consentito al team di ritrovarsi nelle posizioni di vertice nel momento decisivo della corsa, lasciando a Charlie Eastwood il compito di gestire la delicata fase finale. Il pilota irlandese ha mantenuto il comando nonostante una lenta foratura nell'ultima ora, riuscendo comunque a conservare un margine sufficiente fino alla bandiera a scacchi.

La prima parte della gara aveva visto protagoniste la Lexus RC F GT3 dell'Akkodis ASP e soprattutto le due Ford Mustang GT3 del Proton Competition. Dopo aver superato la Lexus, le Mustang hanno guidato la categoria per gran parte della prima metà della corsa, ma le differenti strategie adottate durante i cambi pilota hanno progressivamente rimescolato le posizioni. La Corvette ha così recuperato terreno fino alla leadership, mentre BMW, Porsche e Ford hanno continuato ad alternarsi nelle posizioni di vertice in funzione delle soste ai box.

Gli ultimi minuti sono stati particolarmente intensi nella lotta per il podio. Dan Harper ha portato la BMW M4 GT3 del Team WRT, condivisa con Anthony McIntosh e Parker Thompson, al secondo posto grazie a un deciso sorpasso sulla Ford di Sebastian Priaulx a poco più di 20 minuti dal termine. La Mustang, impegnata in una strategia con una sosta in meno, ha pagato pneumatici ormai usurati e la necessità di risparmiare carburante, prima di essere definitivamente penalizzata da un drive-through per ripetuti track limits che ha fatto precipitare Priaulx, Ben Tuck ed Eric Powell fino alla decima posizione.

A beneficiare della situazione è stata la Porsche 911 GT3 R del Manthey con Riccardo Pera, Richard Lietz e Yasser Shahin, salita sul terzo gradino del podio davanti alla vettura gemella del Manthey DK Engineering guidata da Ayhancan Güven, James Cottingham e Timur Boguslavskiy. La seconda Ford Proton, con Logan Sargeant nell'ultimo stint, ha chiuso quinta davanti alla Mercedes AMG GT3 di Iron Lynx affidata a Maxime Martin, Rui Andrade e Martin Berry. Ottava la Corvette del TF Sport, penalizzata dal Success Handicap dopo il successo alla 24 Ore di Le Mans, mentre la Ferrari 296 GT3 di AF Corse con Alessio Rovera, Simon Mann e François Heriau ha completato la zona punti al nono posto grazie a una costante rimonta.

Da dimenticare invece il fine settimana del Team Heart of Racing: l'Aston Martin partita dalla pole position è sprofondata nelle retrovie già nelle prime fasi della corsa tra un avvio complicato, un testacoda e alcuni contatti, chiudendo ultima nella categoria. Ora il Mondiale Endurance si prende una meritata pausa estiva. I motori delle Hypercar e delle LMGT3 si riaccenderanno nel fine settimana del sei settembre sul circuito di Austin in occasione della Lone Star Le Mans.

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mercoledì 15 luglio 2026 - Ultimo aggiornamento: 13:39 | © RIPRODUZIONE RISERVATA