WEC: Ferrari campione del mondo, il titolo piloti a Pier Guidi-Giovinazzi-Calado, Doppietta Toyota nella 8 Ore del Bahrain

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SAKHIR – Il deserto del Bahrain si è tinto di rosso, come nei giorni migliori della storia Ferrari. La 8 Ore del Bahrain ha consacrato definitivamente il Cavallino Rampante sul tetto del mondo, riportando a Maranello un titolo iridato assoluto che mancava dal lontano 1972, quando la 312PB dominò la scena del Mondiale Sport Prototipi. Oltre cinquant’anni dopo, la 499P ha scritto un nuovo capitolo leggendario nel libro dell’Endurance regalando a Ferrari e ai suoi uomini un anno da incorniciare.
A conquistare il titolo piloti sono stati Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi al termine di una stagione lunga e intensa, culminata in una 8 Ore del Bahrain dove, pur non avendo il passo per sfidare fino in fondo le Toyota, il terzetto della Ferrari ha difeso con intelligenza il vantaggio accumulato e portato a casa il risultato più importante.

Per la Casa di Maranello il trionfo è stato totale: oltre al successo nel campionato piloti, Ferrari ha conquistato anche il titolo costruttori, grazie al contributo fondamentale dell’altra 499P, quella affidata ad Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, terzi al traguardo di Sakhir dopo una corsa di grande concretezza. Una stagione memorabile che ha visto il Cavallino imporsi anche nella 24 Ore di Le Mans, dove Robert Kubica, Yifei Ye e Phil Hanson hanno regalato la terza vittoria consecutiva alla Ferrari con la 499P gestita da AF Corse.
La 8 Ore del Bahrain, ultima tappa del FIA WEC 2025, ha visto il trionfo delle Toyota GR010 Hybrid. Le vetture giapponesi si sono imposte con autorità centrando una doppietta che ha raddrizzato una stagione avara di soddisfazioni. Kamui Kobayashi, Mike Conway e Nyck de Vries hanno tagliato per primi il traguardo, seguiti a quattordici secondi dall’altra vettura gemella di Brendon Hartley, Sébastien Buemi e Ryo Hirakawa.

Fin dall’avvio le GR010 Hybrid hanno dettato il passo, mentre Giovinazzi, partito dalla settima piazzola, ha messo in scena una rimonta che lo ha portato rapidamente in zona podio. Anche Nielsen, al volante dell’altra Ferrari ufficiale, si è fatto notare per ritmo e precisione, risalendo fino a collocarsi stabilmente tra i primi. Solamente la 499P di AF Corse ha perso leggermente terreno per via di una sosta più lenta.
Il momento più concitato della corsa è arrivato poco prima di metà distanza, quando Jenson Button, al volante della Cadillac V-Series.R LMDh e all’ultima apparizione nel mondiale, ha speronato la Ferrari 296 GT3 di Thomas Flohr. L’impatto ha richiesto prima l’intervento della Virtual Safety Car e poi l’ingresso della vettura di sicurezza, neutralizzando la corsa e ricompattando il gruppo. Alla ripartenza, le due Toyota hanno ripreso il controllo, ma a sorprendere tutti è stato Alex Riberas che, con l’Aston Martin Valkyrie LMH, ha messo in scena un’incredibile sequenza di giri veloci fino a portarsi in testa. L’illusione per il team The Heart of Racing è però durata poco: una penalità per infrazione sotto regime di VSC ha infranto il sogno di vittoria.

Da quel momento la corsa ha ripreso la fisionomia consueta, con le Toyota a scandire il ritmo e le Ferrari a inseguire da vicino. L’ultima neutralizzazione, causata dal problema tecnico alla BMW M Hybrid V8 di Dries Vanthoor, non ha cambiato gli equilibri, e De Vries ha potuto tagliare il traguardo da vincitore seguito da Buemi. Dietro le Toyota, Nielsen ha chiuso in terza posizione suggellando così un anno perfetto per la Ferrari. Pier Guidi, Calado e Giovinazzi hanno terminato quarti, un risultato sufficiente per assicurarsi il titolo mondiale. Kubica, Ye e Hanson hanno chiuso quinti completando, così, la festa rossa nel deserto.
Molto più opaca la prestazione degli altri contendenti al titolo. Cadillac e Porsche sono apparse in netta difficoltà. La V-Series.R LMDh di Alex Lynn, Norman Nato e Will Stevens ha chiuso sesta, mentre l’altra Cadillac, quella di Button, ha pagato a caro prezzo la penalità per l’incidente con Flohr. L’Aston Martin Valkyrie di Riberas, Marco Sørensen e Roman De Angelis, dopo il momento di gloria, si è dovuta accontentare della settima piazza, precedendo l’unica BMW superstite di René Rast, Robin Frijns e Sheldon van der Linde.

Il gruppo dei primi dieci è stato completato dalle due Peugeot 9X8, mentre Alpine e Porsche sono rimaste lontane dalle posizioni che contano. Un epilogo amaro per il team Penske, che chiude il proprio ciclo nel Mondiale Endurance senza gloria, lontanissimo dalle prestazioni che solo un anno fa lo avevano portato al titolo piloti con la 963 LMDh.
In classe LMGT3 la sfida per il titolo è stata più serrata che mai. A spuntarla è stato il terzetto Porsche del Manthey composto da Riccardo Pera, Richard Lietz e Ryan Hardwick, a cui è bastato un quarto posto per laurearsi campioni del mondo, complice anche la vittoria ottenuta alla 24 Ore di Le Mans. I diretti rivali Alessio Rovera, François Heriau e Simon Mann hanno chiuso alle loro spalle, non riuscendo a completare la rimonta in classifica.

La vittoria di gara, invece, è andata alla Lexus RC F GT3 del team Akkodis ASP, guidata da José Maria Lopez, Clemens Schmidt e Razvan Umbrarescu, autori di una prova impeccabile che ha regalato al marchio giapponese una meritata affermazione. Seconda la Mercedes AMG GT3 di Maxime Martin, Martin Berry e Lin Hodenius, che ha riportato sul podio il team Iron Lynx, mentre l’Aston Martin Vantage di Mattia Drudi, Ian James e Zacharie Robichon ha chiuso terza dopo aver brevemente condotto la corsa.
Fuori dalla top-5 la Corvette Z06 GT3 del TF Sport con Daniel Juncadella, Ben Keating e Jonny Edgar, che hanno preceduto la BMW M4 GT3 di Augusto Farfus, Yasser Shahin e Timur Boguslavskiy. Finale amaro per Valentino Rossi, quindicesimo di classe insieme a Kelvin van der Linde e Ahmad Al Harthy, in una gara mai davvero in linea con le aspettative.

Sul circuito di Sakhir, dunque, si è riscritta la storia del Mondiale Endurance. Ferrari ha letteralmente dominato la stagione imponendosi sia grazie alla competitività della 499P che, soprattutto, per la coesione e la forza della squadra. Il Cavallino Rampante è tornato a scalpitare, ora l’obiettivo mantenere lo scettro anche nel 2026, quando la concorrenza si farà ancora più agguerrita e la lotta sempre più serrata.
FIA WEC – 8 Ore del Bahrain: Risultati Gara




