Ferretti Group, il ribaltone finisce in tribunale: chiesto l’annullamento delle delibere del nuovo CdA
Da quando è cambiato l’assetto societario di Ferretti Group, in pochi si erano illusi che la holding della nautica italiana controllata dai cinesi di Weichai potesse intraprendere nuove rotte senza problemi. Tra questi il nuovo amministratore delegato, lo svizzero d’origine bulgara Stassi Anastassov, prodigatosi in attività di pr e di savoir fair non solo con l’ambiente esterno, ma anche, se non soprattutto, con i dipendenti (quadri e operai) e con i dirigenti di cui ha preso il posto, in testa lo “storico” Ceo Alberto Galassi e il vicepresidente Piero Ferrari. Dichiarazioni di stima e lettere autografe avevano illuso qualcuno che la burrasca del cambio di gestione fosse placata e che il “nuovo corso” potesse avviarsi senza problemi.
Niente di tutto questo. Come ampiamente previsto, il ribaltone maturato nella burrascosa assemblea dei soci di Ferretti del 14 maggio scorso è stato impugnato da una parte dei precedenti soci e membri del Cda, e il ribaltone avvenuto in Ferretti Group è finito in tribunale. Per la precisione al Tribunale di Bologna, dove è stato depositato un atto di citazione (ex articoli 2377 e 2388 del Codice Civile) promosso da Azur A.S., secondo maggiore azionista di Ferretti Group, attraverso KKCG Maritime.
Un comunicato diffuso dall’agenzia che cura la comunicazione di Ferretti Group informa della citazione in giudizio, specificando che l’azione legale è stata promossa con l’obiettivo di “far dichiarare la nullità e/o l’annullamento delle delibere assunte dall’assemblea dei soci di Ferretti del 14 maggio 2026, in punto di nomina del nuovo consiglio di amministrazione, numero dei componenti e nomina del collegio sindacale”. Se non bastasse, è stato richiesto al Tribunale anche di sospendere in via cautelare l’efficacia delle delibere adottate. Preso atto della notifica dell’atto di citazione, Ferretti tutelerà i propri diritti avvalendosi delle opportune consulenze legali, al fine di difendersi e di far accertare quella che in azienda viene giudicata “l’assoluta correttezza del proprio operato nella competente sede”.
Che cosa accade ora? In Ferretti si sentono sicuri e fanno sapere che “i propri organi sociali sono pienamente operativi nell’esercizio delle rispettive funzioni e responsabilità” e aggiungono che “l’attività, i rapporti con i clienti, le iniziative commerciali e i progetti strategici proseguono regolarmente”. Secondo gli attuali vertici della holding italo-cinese “il giudizio promosso da Azur a.s. non ha alcun impatto sull’operatività di Ferretti, il cui management rimane pienamente concentrato sull’attuazione del proprio piano aziendale, sul servizio ai clienti in tutto il mondo e sulla creazione di valore a lungo termine per tutti gli azionisti. Ferretti – viene sottolineato - manterrà informati i propri azionisti in merito all’evoluzione della vicenda, in conformità alla normativa e ai regolamenti applicabili”.
Vedremo quali saranno gli sviluppi. Ma intanto è chiaro che Kkcg Maritime, il gruppo che fa capo al miliardario ceco Karel Komárek, intende congelare la nomina del nuovo consiglio d’amministrazione e bloccare le attività avviate dal nuovo vertice del gruppo. A seguito dei risultati dell’Assemblea degli Azionisti dello scorso 14 maggio, che ha visto la vittoria della lista cinese guidata da Weichai (che controlla il 39,5% tramite Fih), Kkcg – come era stato ventilato – ha chiamato in causa direttamente il Governo italiano per la violazione delle norme sul Golden Power, ovvero dei poteri speciali che l’esecutivo può esercitare per bloccare o imporre condizioni specifiche su operazioni societarie che coinvolgono asset strategici per l’interesse e la sicurezza nazionale. Più in dettaglio, secondo Kkcg, la mancanza di notifica, da normativa, avrebbe dovuto congelare il diritto di voto dei cinesi, permettendo alla lista di Kkcg Maritime (sostenuta da 164 soci di mercato e dai proxy advisor Iss e Glass Lewis) di ottenere la maggioranza assoluta, assumendo così la guida del CdA e del Collegio Sindacale.
Inoltre - spiega una nota del gruppo ceco – “non si tratta solo di una questione di voti ma anche di trasparenza. Se la lista di Kkcg ha capitalizzato il voto di un’ampia platea di soci indipendenti (pari al 45,11% del capitale), il blocco cinese ha blindato il 49,74% grazie al supporto di appena 15 grandi investitori. Per questo il ricorso ipotizza l’esistenza di presunti patti parasociali e non comunicati al mercato tra Weichai e altri soci legati a Pechino (tra cui la società Adtech Advanced Technologies Ag), che avrebbero agito in modo coordinato violando le regole delle società quotate”.
Secondo quanto pubblicato dalla testata online Super Yacht, “l’urgenza di questo ricorso è motivata dal fatto che a giudizio di Kkcg lasciare la gestione operativa in mano al nuovo board di Weichai espone l’azienda a un rischio imminente e irreversibile: quello del potenziale trasferimento o l’integrazione di dati, segreti industriali e tecnologie marittime sensibili verso l’estero. Un passaggio che, una volta compiuto, sarebbe impossibile da azzerare”.
I giudici della Sezione Imprese di Bologna sono dunque chiamati a decidere se bloccare subito l’operatività del CdA attuale e ordinare il riconteggio. Se il Tribunale di Bologna dovesse dare ragione a Kkcg, la governance di Ferretti verrebbe riscritta da capo. Possibile? Staremo a vedere. Intanto, nonostante le rassicurazioni comunicate dalla superholding con messaggi in cui si spiega che “piano industriale, produzione e rapporti con i clienti proseguono senza interruzioni”, è fuor di dubbio che in un settore già scosso da instabilità geopolitica e volatilità dei mercati, Ferretti attraversa una tempesta che non accenna a placarsi.
A movimentare le acque, ma su un fronte diverso, s’è aggiunta una indiscrezione su presunti piani di nuove acquisizioni valutati da Ferretti. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il Gruppo che controlla i marchi Ferretti Yachts, Riva, Pershing, Itama, CRN, Custom Line e Wally, starebbe valutando la possibilità di acquisire tutta o parte di The Italian Sea Group, il gruppo di Marina di Carrara che fa capo a Giovanni Costantino specializzato nella costruzione di yacht, superyacht e navi da diporto con i marchi Admiral, Tecnomar, Perini Navi e Picchiotti. Sia pure con prudenza, la multinazionale leader mondiale nell’informazione economica e finanziaria, sostiene che il gruppo oggi guidato da Anastassov “sta discutendo di un possibile approccio nel caso in cui il gruppo finisse sul mercato”.
Da Ferretti è arrivata, a stretto giro, una immediata reazione. “Con riferimento a taluni articoli di giornale contenenti il riferimento di un possibile interesse della stessa all’acquisto dell’intero capitale di The Italian Sea Group S.p.A. o dei suoi principali assets, si chiarisce che, allo stato, non è in corso alcuna trattativa in tal senso né con la predetta società né con gli azionisti di riferimento. Al contempo – prosegue il comunicato - in qualità di operatore di primo piano nel settore nautico italiano e in linea con la propria strategia di crescita per linee esterne, Ferretti valuta e monitora costantemente le opportunità che possono presentarsi sul mercato. Fermo quanto sopra, nel caso in cui Ferretti - nel rispetto della propria strategia di crescita per linee esterne – dovesse dar corso a operazioni straordinarie e/o di aggregazione, ne darà comunicazione al mercato nel rispetto delle modalità e nei termini di legge”.




