Meloni alle imprese nautiche: «La risorsa mare al centro dei nostri impegni». Ma il turismo nautico resta indietro
C’è stato un tempo, nel secolo scorso, in cui la nautica da diporto era considerata, in Italia, un comparto per pochi privilegiati, la vetroresina non era stata ancora introdotta (men che mai i materiali avanzati dei giorni nostri), i gommoni non esistevano, i fuoribordo avevano pochi cavalli (ma consumavano e inquinavano molto), i primi motoscafi erano considerati barche di lusso e gli yacht venivano prodotti in numeri limitati, destinati a pochi privilegiati (banchieri, armatori, industriali, star del jet-set internazionale). Dalla metà degli anni 60 in poi tutto questo è cambiato. La nautica è cresciuta, i cantieri sono diventati aziende forti e solide, capaci di realizzare prodotti e fatturati da record, con prospettive e tassi di crescita sorprendenti. E la politica, inizialmente fredda, s’è avvicinata al comparto. Inizialmente con prudenza, poi mostrando sempre più interesse, prestando attenzione a questo mondo fatto di valori tipicamente italiani, dalla resilienza di imprenditori illuminati al genio di stilisti, designer, architetti e ingegneri rivelatisi leader nel mondo.

Questo “nuovo mondo” della nautica italiana s’è ritrovato, il 4 giugno, a Borgo Egnazia, in Puglia, per l’assise annuale di Confindustria Nautica. Denominata Convention Satec, è un appuntamento rituale, destinato a fare il punto sulla situazione del comparto, con l’aggiornamento su consuntivi e prospettive. Una volta di più è stato ricordato dal presidente dell’associazione Piero Formenti e dai suoi associati che l’Italia detiene circa il 18% della produzione nautica mondiale e la leadership globale nei superyacht, con il 56% degli ordini mondiali per unità e il 36% del valore globale del mercato. Secondo il Global Order Book 2026, i cantieri italiani hanno in costruzione 568 superyacht, pari al 52% degli ordini mondiali e la filiera genera, nel suo complesso, oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168.000 occupati, con una crescita dell’occupazione del 5,6%. Di più: ogni euro prodotto dalla cantieristica attiva complessivamente 5,2 euro di valore aggiunto nell’economia italiana e ogni addetto del comparto genera 7,1 posti di lavoro lungo la filiera.
Ma quali sono le prospettive economiche e finanziarie dell’industria nautica in questa fase caratterizzata da guerre commerciali, instabilità geopolitica e crescente competizione internazionale? Se ne è parlato a Borgo Egnazia nel corso della convention pugliese in una conferenza realizzata con il contributo scientifico di The European House – Ambrosetti (TEHA Group) dal titolo ben chiaro: “Venti globali e correnti digitali, il futuro dell’industria nautica. Strategie e scenari per il comparto nell’era delle tensioni globali e dei dati”. Secondo gli esperti convenuti all’assise, anche in questa fase condizionata da oggettive criticità, il comparto dimostra di continuare a distinguersi come uno dei più attrattivi del Made in Italy, non soltanto per la forza dei suoi brand e per la leadership conquistata nei segmenti di eccellenza, ma perché sta vivendo una profonda trasformazione industriale e tecnologica. Oggi – è stato ricordato - gli investitori guardano sempre più alla capacità delle imprese di innovare, integrare nuove tecnologie, sviluppare competenze, presidiare la sostenibilità e costruire filiere resilienti. E l’intelligenza artificiale, i nuovi materiali, la digitalizzazione dei processi e la transizione energetica – è stato sottolineato - stanno ridefinendo il valore delle aziende nautiche, che vengono sempre più valutate come realtà industriali ad alto contenuto tecnologico.

In questo scenario, la capacità di coniugare tradizione manifatturiera, innovazione e visione strategica rappresenta il principale fattore competitivo per attrarre capitali, sostenere la crescita e consolidare il ruolo della nautica italiana nei mercati globali, con conseguenze positive anche sull’occupazione e, di conseguenza, sulla tenuta della pace sociale. Un valore, questo, che nessun politico può ignorare. E infatti, ai lavori di Borgo Egnazia, non hanno fatto mancare la loro presenza ministri, viceministri, sottosegretari e parlamentari. E si è fatta vedere e sentire (sia pure attraverso un videomessaggio), la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“La nautica – ha detto la premier - è una delle espressioni più avanzate del Made in Italy, uno dei settori nei quali la qualità italiana si misura con la competizione globale e l’eccellenza manifatturiera si trasforma in forza reputazionale. Il Governo è partito da questa consapevolezza per guardare al mare in un’ottica di sistema, visione che ha dato forma alla legge sulla valorizzazione della risorsa mare, che è stata appena approvata in Parlamento, che segna l’inizio di una stagione nuova in cui il mare viene finalmente considerato uno degli asset strategici di sviluppo della nazione. La nautica – ha proseguito Meloni - è una delle componenti fondamentali di questo asset, un settore che il governo intende sostenere nella semplificazione, accompagnare nei processi di innovazione e internazionalizzazione, rafforzare nella formazione delle competenze. Ora la sfida che ci aspetta è quella di attuare concretamente la cornice normativa che abbiamo delineato, perché imprese e territori possano coglierne a pieno i benefici e per valorizzare come merita una delle filiere industriali più innovative, dinamiche e identitarie della nazione”.
L’augurio di tutti, operatori del settore ma non solo, è che su queste solide basi si sviluppi anche un aspetto collaterale, di vitale importanza per l’intero movimento. Ci riferiamo alla portualità turistica, che paradossalmente risulta ancora insufficiente in questo nostro magnifico paese disteso come un grande pontile nel Mediterraneo, ma costretto a fare i conti con i ritardi di una burocrazia ostile, che nega lo sviluppo di una portualità che porterebbe ulteriori benefici alla nazione. L’esempio (negativo) più clamoroso è quello di Napoli, città di mare oggi più che mai al centro dell’attenzione mondiale (vista l’assegnazione delle regate di Coppa America 2027), che non dispone di un porto turistico e addirittura non ha sufficienti posti barca per i suoi cittadini-diportisti. Un’assurdità o che cosa?




