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Portualità turistica e non solo: Confindustria Nautica ha un piano per Napoli, ma la città non lo conosce

di Sergio Troise
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Il 27 maggio scorso, come riportato su questo sito, si è costituita a Napoli la Sezione Nautica da Diporto dell’Unione Industriali di Napoli. Una iniziativa importante, che va a colmare anni di assenza di Confindustria Nautica dalla scena napoletana, oggi più che mai al centro dell’attenzione generale per l’assegnazione delle regate dell’America’s Cup. Un evento di portata planetaria, che tuttavia si svolgerà, com’è noto, in un territorio afflitto da un problema antico e irrisolto: l’inadeguatezza di portualità turistica del capoluogo partenopeo.

Dalla costituzione del nuovo gruppo di operatori del settore era lecito attendersi, dunque, una svolta decisiva, in grado di imprimere un’accelerazione immediata, cancellando un passato di incertezze, ritardi, equivoci e, soprattutto, situazioni poco chiare, provocate, nell’ambiente degli operatori del settore, da posizioni personali ambigue, sospese tra un passato di ostilità verso l’Unione Industriali (ovvero verso Confindustria Nautica) e un presente di collaborazione attiva.

A sostenere l’ottimismo, ovvero a dare credito alla possibilità che l’ambiente degli operatori nautici si ricompattasse ha influito un dettaglio non secondario: la nomina del napoletano Marco Monsurrò nel ruolo di vicepresidente nazionale di Confindustria Nautica, associazione tradizionalmente Genovacentrica, evidentemente interessata a dare una svolta alle politiche confindustriali mirate a sostenere lo sviluppo del comparto anche nel Sud e, in particolare, in una città come Napoli, al centro dell’interesse internazionale.

E’ in questo scenario che va inquadrata dunque la costituzione, il 27 maggio scorso, della associazione locale denominata “Sezione Nautica da Diporto dell’Unione Industriali di Napoli”. Su questo sito, come detto, ne abbiamo data notizia, informando sulla nomina di Riccardo Verde alla presidenza e sui membri che la compongono. Ci stupimmo, però, del fatto che nella comunicazione istituzionale dell’Unione Industriali mancassero notizie e immagini del vice presidente di Confindustria Nautica, Marco Monsurrò (ispiratore e promotore della svolta) e che il comunicato stampa si limitasse a poche righe. Queste: ”Dare identità e rappresentanza alla filiera della nautica da diporto. Puntare sulla portualità turistica e sulla formazione di competenze tecniche adeguate, sull’innovazione e sulla collaborazione tra le aziende associate”.

Sembrò una scelta dettata dalla prudenza, vuoi per l’abituale ritrosia di Monsurrò ad esporsi pubblicamente, vuoi per l’obiettiva difficoltà di “mettere in moto” una macchina che deve rimuovere innumerevoli ostacoli, dalla burocrazia alla politica, per non parlare delle rivalità interne all’ambiente e delle opacità di certe posizioni. E invece, a quanto pare, niente di tutto questo. Grazie alla newsletter quotidiana di Super Yacht abbiamo appreso, in data 4 giugno 2026, che Monsurrò ha partecipato alla riunione d’insediamento del nuovo organismo insediatosi a Palazzo Partanna, sede dell’Unione Industriali di Napoli, e che il piano avviato è molto più articolato di quanto illustrato nello striminzito comunicato stampa diffuso il 27 maggio.

Per completezza d’informazione, lo riprendiamo da Super Yacht e lo riportiamo integralmente qui di seguito, con tanto di foto “allargata” a tutti i partecipanti, Monsurrò compreso. “Confindustria Napoli – vi si legge - affida all’ingegnere Riccardo Verde, amministratore di Schenker Watermakers, la guida della nuova sezione Nautica da Diporto, che nasce per rafforzare la filiera promuovendo investimenti, infrastrutture e sviluppo del sistema imprenditoriale legato al mare. Tra le priorità indicate dal neo presidente figurano il dialogo con le istituzioni, il coordinamento con Confindustria Nautica e il sostegno ai temi chiave del settore: internazionalizzazione, sostenibilità, innovazione tecnologica e portualità turistica. La scelta – prosegue il testo - avviene in una fase strategica per il capoluogo campano, segnata dall’assegnazione dell’America’s Cup 2027 e dal riconoscimento di Napoli come Capitale del Mare 2027. Ampio spazio sarà dedicato al potenziamento delle infrastrutture per la nautica medio-piccola, anche attraverso il recupero delle aree di Bagnoli dopo l’America’s Cup, con l’obiettivo di aumentare servizi e ormeggi e promuovere la Campania come destinazione nautica internazionale.

Al centro del programma anche la formazione professionale, per rispondere alla crescente difficoltà delle imprese nel reperire personale qualificato. Prevista la collaborazione con scuole, Its, università e centri di formazione per favorire l’ingresso dei giovani nelle professioni del mare. La Sezione punterà inoltre su innovazione, digitalizzazione, efficienza energetica, cybersecurity e blue economy, accompagnando le imprese nei processi di transizione tecnologica e accesso ai finanziamenti. Previsti anche incontri B2B, tavoli tematici e iniziative di networking per rafforzare le sinergie tra le aziende del comparto. Particolare attenzione sarà infine riservata agli eventi sportivi legati al mare e al possibile rilancio di un salone nautico regionale. Entrambi i temi, seppur per aspetti differenti, sono considerati strumenti strategici per la promozione del territorio e della filiera nautica campana.”

Un vero e proprio documento programmatico, che sarebbe stato interessante conoscere in prima battuta, e che invece non è stato neanche trasmesso alla stampa cartacea napoletana (il principale quotidiano cittadino non lo ha pubblicato). Eppure, in questo testo proiettato sul futuro, ci sono punti salienti non trascurabili: si parla – sia pure genericamente – di investimenti, di coordinamento con Confindustria Nautica, di internazionalizzazione, sostenibilità, innovazione tecnologica e, ovviamente, portualità turistica. Ampio spazio – si legge nel testo - sarà dedicato al potenziamento delle infrastrutture per la nautica medio-piccola, anche attraverso il recupero delle aree di Bagnoli dopo l’America’s Cup, con l’obiettivo di aumentare servizi e ormeggi e promuovere la Campania come destinazione nautica internazionale.

Un passaggio cruciale, questo, che tuttavia andrebbe approfondito, per capire se davvero la città di Napoli, ovvero la sua amministrazione, sia pronta finalmente ad affrontare, e risolvere, il problema dei posti barca. Per ora si ha un’unica certezza: il “tappeto” di barche e gommoni alle boe (tra legali e abusive) che in passato si formava tra l’isolotto di Nisida e l’area ex Italsider di Bagnoli non potrà mai più rivedersi: in quell’area – si dice – sorgerà un porto, ma nessuno sa di quali dimensioni, costruito da chi, con quanti posti barca, e per barche di quali misure. Le ultime notizie ufficiali (pubblicate su questo sito e sui quotidiani locali) dicono che un diportista su 4, a Napoli, non ha posto barca, che molti hanno rinunciato a varare il proprio natante, e che molti potenziali acquirenti hanno rinunciato all’acquisto di barche e gommoni (con grave danno per cantieri e rivenditori).

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giovedì 4 giugno 2026 - Ultimo aggiornamento: 14:46 | © RIPRODUZIONE RISERVATA