Il rapporto Deloitte-Confindustria Nautica incoraggia il made in Italy: +5% (grazie ai superyacht), -2,1% gli altri
Il mercato globale delle nuove costruzioni nautiche nel periodo 2023-2025 ha visto una stabilizzazione (-2.1%, attestandosi a 33,3 miliardi di euro), mentre la cantieristica nautica italiana risulta in controtendenza rispetto al mercato globale (circa +5% nel periodo 2023-2025). Circa il 70% del valore produttivo italiano è riconducibile ai grandi yacht e ai superyacht, a conferma della specializzazione della cantieristica tricolore nel segmento alto del mercato.
Sono questi alcuni dei dati principali emersi dalla quarta edizione di “The State of the Art of the Global Yachting Market”, il report realizzato da Deloitte in collaborazione con Confindustria Nautica e presentato nella sede di Borsa Italiana, a Milano. All’evento hanno partecipato Roberta Laveneziana, listing senior account manager Mid&Small Cap di Borsa Italiana – Gruppo Euronext; Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica; Marina Stella, direttore generale; Stefano Pagani Isnardi, responsabile dell’Ufficio Studi; Antonio Solinas e Tommaso Nastasi, in rappresentanza di Deloitte Advisory Italy.

“Lo studio conferma la resilienza e la capacità competitiva dell’industria nautica italiana in un contesto internazionale complesso e in continua evoluzione” ha affermato Formenti, manifestando soddisfazione per lo stato di salute del comparto. “Se a livello globale osserviamo una normalizzazione della crescita e maggiori difficoltà per alcuni segmenti della piccola nautica, l’Italia - ha tenuto a dire ancora il numero uno delle imprese del settore - continua invece a rafforzare il proprio posizionamento, registrando risultati migliori del mercato mondiale nella raccolta ordini e consolidando la leadership nel comparto dei superyacht ad alto valore aggiunto”.
Il rappresentante di Deloitte Tommaso Nastasi ha sottolineato, da parte sua, come la cantieristica italiana si dimostri “capace di performance in controtendenza rispetto all’andamento del mercato internazionale a fronte del suo assetto industriale principalmente focalizzato sui grandi yacht, che risultano essere anticiclici rispetto al contesto macro economico”. L’altro esperto di Deloitte, Antonio Solinas, ha sottolineato come i dazi e le tensioni commerciali rappresentino uno dei principali fattori di incertezza per le aspettative di performance di vendita e marginalità del settore.
E ha osservato che “per un comparto industriale come quello della nautica, che esprime un contributo rilevante al surplus della bilancia commerciale del Paese, diventa prioritario analizzare con rigore le strategie doganali adottate, verificare l’integrale utilizzo dei vantaggi regolamentari disponibili ed esplorare opportunità in nuovi mercati di sbocco delle esportazioni, meno esposti alle turbolenze tariffarie, o percorsi di diversificazione produttiva tramite alleanze con operatori internazionali”.
In questo scenario non facile, nel 2025 il mercato globale delle nuove costruzioni nautiche si è attestato a 33,3 miliardi di euro, registrando una contrazione del 2,1% rispetto al 2023, in un contesto di progressiva stabilizzazione della domanda dopo il rimbalzo post-Covid, principalmente riconducibile al segmento fuoribordo e parzialmente compensato dalla resilienza del comparto premium e dei superyacht. Secondo lo studio illustrato dagli esperti di Deloitte e Confindustria Nautica, nel periodo 2020–2025 il settore ha ottenuto performance molto buone, crescendo tuttavia meno della ricchezza dei super ricchi sparsi per il mondo, e sostenuto dalla forte performance dei mercati finanziari.
Ciò detto, in un contesto di crescente incertezza, i segmenti entry-level e medi hanno rallentato, mentre la grande nautica ha confermato una maggiore resilienza strutturale. E, soprattutto, nonostante le tensioni geopolitiche, le barriere commerciali introdotte dagli Stati Uniti e i tanti fattori di rischio, per il periodo 2026–2029 le prospettive indicano una graduale ripresa della domanda, con una crescita prevista di circa il 3% annuo. Ma andiamo a vedere, intanto, come si è evoluta la situazione del comparto.
Nel 2024, il segmento entrobordo ha ulteriormente consolidato la propria rilevanza, raggiungendo il 59% del mercato globale, mentre fuoribordo e vela si sono attestati rispettivamente al 33% e all’8%. A livello geografico, Nord America ed Europa hanno mantenuto la propria centralità, rappresentando complessivamente il 75% del valore del mercato mondiale delle nuove imbarcazioni.
E la cantieristica italiana? Il valore del Made in Italy nautico è stimato tra i 5,4 e i 5,5 miliardi di euro nel 2025. Più in dettaglio, nel linguaggio tecnico degli economisti il CAGR 2023-2025 è stato calcolato nel +5%. Vuol dire che il Compound Annual Growth Rate (CAGR), ovvero il tasso di crescita annuo composto, trainato dal segmento dei superyacht, si è attestato al +5%. Un dato in controtendenza rispetto all’andamento globale della nautica da diporto (-2.1% nello stesso periodo). Più in dettaglio: circa il 70% della produzione è riconducibile ai grandi yacht e ai superyacht; il segmento entrobordo domina con il 93% della produzione nazionale (contro 56% a livello globale), in ulteriore crescita rispetto all’anno precedente, confermando la forte specializzazione della nostra cantieristica.
L’export si conferma una leva strategica del settore: è confermato, infatti, che l’Italia è uno dei principali esportatori mondiali di imbarcazioni da diporto, con circa il 90% della produzione nazionale destinata ai mercati internazionali, di cui il 70% verso paesi extraeuropei. Nel 2024 il comparto nautico ha contribuito per l’8,6% al surplus commerciale italiano, confermando il ruolo strategico del settore per la bilancia commerciale nazionale. Pur in lieve riduzione rispetto all’anno precedente, in un contesto di miglioramento complessivo della bilancia commerciale italiana, sostenuto dalla riduzione del deficit energetico e dalla resilienza del comparto manifatturiero, il surplus del comparto nautico ha registrato nel periodo 2015–2024 una crescita media annua del +14,4%, nettamente superiore a quella del surplus commerciale italiano complessivo (+3,0% nello stesso periodo).
Tutto ciò vuol dire che l’Italia detiene circa il 18% del valore della produzione nautica globale, quota che sale al 31% nel segmento entrobordo. Nel comparto superyacht, manteniamo la leadership con il 56% degli ordini per unità e il 36% del valore, trainata dal segmento 30-60 metri, mentre il Nord Europa si concentra sui superyacht oltre i 60 metri.
Nella conferenza tenutasi alla Borsa di Milano è stato ricordato che il Global Order Book si è attestato a 677 unità nel 2025, con il segmento 30-40 metri che rappresenta il 45% del totale, il 40–60 metri circa il 40% e il segmento oltre i 60 metri il residuo 15%. Nel 2024 il valore complessivo dell’order book ha raggiunto circa 29 miliardi di euro, in aumento del 4% rispetto all’anno precedente, con il segmento oltre 60 metri che incide per il 55% del valore totale. Nel corso del 2025 c’è stato un rallentamento nella raccolta ordini, ma con un mix di domanda orientato verso il segmento oltre i 50 metri, ovvero verso la fascia alta del mercato. A conti fatti, l’Italia si conferma leader globale nei nuovi ordini di superyacht, registrando una crescita di contratti nel periodo 2020–2025 (+1,3%) in controtendenza rispetto al mercato globale (-2,1%) e rappresentando nel 2025 il 62% dei nuovi ordini mondiali.
Per il 2026 il sentiment di mercato indica un’ulteriore stabilizzazione della domanda globale, con una lieve contrazione attesa, pari a circa -0,7%, in miglioramento rispetto al trend osservato nel biennio 2024–2025. Il segmento premium e quello dei superyacht continuano a evidenziare una maggiore resilienza rispetto all’andamento complessivo del mercato (+0,9%), confermando il carattere anticiclico della fascia high-end. Poco si parla, e poco si sa, però, della piccola nautica, quella dei natanti, ovvero delle barche entro i 10 metri, e anche delle barchette e dei gommoni al di sotto dei 10 metri (spesso non superiori ai 5 o 6), adatti alle brevi escursioni sotto costa, alla pesca amatoriale, alle brevi uscite per un bagno di mare o di sole, nel 99% dei casi spinte da piccoli fuoribordo da utilizzare anche senza patente, magari prendendole a noleggio. Abbagliati dalla bellezza e dai successi commerciali di yacht, super yacht e mega yacht, anche gli “addetti ai lavori” più qualificati trascurano questa parte del diporto che probabilmente meriterebbe maggiore attenzione.




