Salone di Genova già promosso: più quantità e qualità. Il Made in Italy trionfa con il gigante Azimut, ma non solo
Un bel salone, non c’è che dire. La 66ma edizione del Nautico di Genova, in programma dall’1 al 6 ottobre, sembra destinata a chiudere i conti con un passato di precarietà e approssimazione, con spazi ridotti, cantieri sempre aperti, lavori senza fine, defezioni di brand importanti e qualità complessiva non adeguata. La svolta la si deve in buona parte al nuovo waterfront di Levante, un intervento di riqualificazione urbana e portuale firmato da Renzo Piano che ha ridisegnato l’area della fiera e il rapporto tra la città e il mare.
Al salone si entra ora passando per gli spazi ridisegnati e riqualificati dell’ex palasport, attraversando per qualche metro un moderno centro commerciale (ma volendo ci si può anche immergere nella nuova struttura) e approdando all’area fieristica completamente ridisegnata, con più spazio per le barche (oltre 1000 quelle in esposizione, 215 le novità, 45 i paesi rappresentati), tante comode passerelle galleggianti e nuovi punti di ristoro.
Se a tutto ciò aggiungiamo il padiglione blu, da tempo attrezzato al meglio per ospitare parte dell’esposizione al coperto (barche, gommoni, motori fuoribordo e accessori, oltre agli uffici e alla sala stampa) si avrà chiaro il quadro di una struttura che ha buone ragioni per considerarsi migliore di Cannes e degna concorrente di Düsseldorfusseldorf (che non ha il mare). Non per niente gli organizzatori di Confindustria nautica dicono senza tanti giri di parole che “l’obiettivo finale è diventare il Salone nautico più importante del mondo”.
A dare credito a tanta ambizione contribuiscono anche la presenza a Genova di marchi importanti e le incoraggianti notizie sulla cantieristica di casa nostra, che nella parte alta (superyacht e megayacht) continua a confermarsi leader nel mondo, sia pure riducendo ad un risicato +1,4% la crescita del fatturato (8,72 miliardi di euro) e lamentando perdite nella piccola e media nautica.
Leader incontrastato della produzione, dell’export e del fatturato è Azimut-Benetti, che a Genova recita (con il solo marchio Azimut) il ruolo di protagonista assoluto. Come? Con 12 imbarcazioni in acqua, 4 delle quali anteprime per l’Italia. Lontanissimi gli anni della contestazione, con assenze dal salone di casa e partecipazioni simboliche affidate ai dealer. Oggi Giovanna Vitelli, presidente del gruppo fondato dal padre Paolo, dice con soddisfazione che “non cresce solo il salone ma tutta la città di Genova”.

Quanto alle barche, oltre ad annunciare l’accordo con Ferrari per il progetto Hypersail (vedi articolo su questo sito), Giovanna Vitelli tiene a ricordare che “Azimut è impegnata sul fronte dell’innovazione tecnologica e sulla originalità e versatilità di modelli che non devono essere visti solo come oggetti belli, lussuosi e costosi, ma anche come il fulcro di un’industria sana, con un indotto enorme, che attiva manifattura di alto livello, in cui emergono design, creatività, capacità nel progettare e nel costruire”.

Tutto ciò emerge chiaramente lungo la banchina degli yacht in esposizione a Genova. Dove si fanno ammirare l’ammiraglia Grande 44M, il Fly 70, il Seadeck 9 e il Magellano 27M, che inaugura la terza generazione del cosiddetto crossover dei mari. In acqua anche l’evoluzione degli interni di Azimut Grande 26M a firma di Yachtique, la “styling lounge” del Gruppo. Non si vede, ma nelle visite a bordo il personale del cantiere informa che il Seadeck 7 è equipaggiato con la prima installazione al mondo del nuovo sistema Volvo Penta IPS Hybrid nella sua versione industrializzata e pronta per la produzione su larga scala.
Inutile dire che la scena viene conquistata dal Grande 44M, ammiraglia della flotta Azimut a bordo della quale c’è tutto ciò che ha fatto di Azimut il marchio leader nel segmento dei superyacht. Di questa barca di quasi 45 metri sono state già vendute 7 unità. Tra le qualità distintive spicca l’uso della fibra di carbonio, che viene impiegata per oltre il 50% delle superfici, favorendo la riduzione del peso complessivo della sovrastruttura. “Tutto ciò – viene spiegato - ha permesso d’introdurre su uno yacht di 44 metri dal carattere sportivo un’inedita architettura a quattro ponti che scardina il layout tradizionale”.
Il quarto ponte, che ospita la timoneria ed è perfettamente integrato nel profilo filante firmato da Alberto Mancini, libera l’Upper Deck da ogni spazio tecnico, trasformandolo in un intero ponte dedicato all’armatore con terrazze private affacciate sull’orizzonte. Qui, a prua, è ospitata una skylounge con enormi vetrate che abbattono i confini visivi e liberano lo sguardo a 180° verso il salotto esterno dove, attorno al firepit, ci si ritrova a guardare il tramonto sull’acqua.

Il FLY 70 viene presentato invece come l’evoluzione del flybridge contemporaneo. Del resto Azimut è il brand che ha decretato il successo di questa tipologia di barca ora un po’ meno utilizzata, ma ancora molto apprezzata. L’obiettivo dichiarato è “evolvere senza tradire la vocazione originale: coniugare l’anima sportiva degli esterni con l’architettura sofisticata degli interni per dare forma alle istanze dell’oggi. E il Fly 70 – dicono in casa Azimut - incarna più che mai lo yacht come spazio d’incontro, tempo di qualità e contatto con il mare”.
Inguaribilmente fantasiosi gli addetti al marketing di vasa Azimut affermano senza pudore che “se scrivere di musica è come “danzare di architettura”, descrivere il Seadeck 9 — il nuovo modello della Serie Seadeck di Azimut — è come tentare di racchiudere in parole l’oceano stesso”. Una sfida impossibile, alla quale Azimut ha risposto creando la sua imbarcazione più aperta di sempre: se non puoi contenere il mare, puoi diventarne parte. Questo yacht di 26 metri reinterpreta dunque il classico rapporto outdoor-indoor in chiave immersiva, creando un ponte che si fonde completamente con la natura, abbracciando gli elementi stessi del mare: la luce, il sole e l’acqua che si riflettono nella scintillante plunge pool di poppa.

E veniamo al bestseller Magellano 27M, yacht che apre il terzo capitolo di una storia iniziata nei primi anni 2000 grazie alla visione di Paolo e Giovanna Vitelli. Furono loro i primi ad avere il coraggio di unire due mondi, il senso di libertà del trawler americano e l’eleganza del design italiano, dando vita a una categoria completamente nuova: il crossover dei mari. Con questo nuovo modello, oggi, nasce la terza generazione della Serie Magellano che combina il design nordico di Jarkko Jämsén con la grande architettura italiana di Michele De Lucchi e AMDL Circle.




