Una panoramica del salone nautico di Genova

A Genova il Salone dell’ottimismo: crescita solo all’1,4%, ma primi nei superyacht e fiducia nella piccola nautica

di Sergio Troise
  • condividi l'articolo

La nautica non va più a tutta forza come negli anni d’oro del boom, quando la doppia cifra della crescita era una fissa di tutti i bilanci, ma il settore è ancora in buona salute, in alcuni casi ottima, e nonostante il rallentamento dovuto alle tensioni geopolitiche che gravano sulla vita di imprese e famiglie, si dimostra capace di resistere a tutto e in grado persino di prevedere una ripresa. E’ quanto emerge alla vigilia dell’apertura della 66ma edizione del Salone di Genova (1-6 ottobre), dove gli organizzatori di Confindustria Nautica hanno illustrato i dati emersi dallo studio svolto in collaborazione con Fondazione Edison e Incolmar, dicendosi speranzosi di poterli mostrare, nella giornata inaugurale, anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La quale non ha sciolto la riserva sulla sua presenza, ma è molto probabile che ci sia, così come è stato nell’edizione del 2023, e come fu in passato per altri premier, il velista D’Alema e lo yacht-man Berlusconi.

I dati illustrati alla vigilia della giornata inaugurale sono lontani da quelli di un passato non troppo remoto, quando la crescita dell’industria nautica si misurava a doppia cifra, e tuttavia il +1,4% registrato a fine 2025 viene ritenuto soddisfacente dagli esperti e dagli stessi vertici dell’associazione confindustriale, in testa il presidente Piero Formenti, il direttore generale Marina Stella e il responsabile dell’Ufficio Studi Stefano Pagani Isnardi. Il quale ha tenuto a sottolineare che “la crescita dell’1,4% è effettivamente lontana dai record registrati in un passato non troppo lontano ma irripetibile. Ciò nonostante – ha aggiunto – va osservato che Europa e resto del mondo vanno male e noi italiani dobbiamo essere orgogliosi di ciò che siamo riusciti a fare in un contesto internazionale diverso dal passato”.

In sintonia si è espresso anche il professore Marco Fortis, il quale ha tenuto a ricordare i meriti di un settore che esalta design e tecnologia e si è insediato con pieno merito ai vertici di una produzione di altissimo valore qual è quella dei superyacht, settore in cui una volta comandavano gli americani e i Paesi Bassi, ma ora non più. La classifica degli ordini di superyacht commissionati ai cantieri sparsi per il mondo vede infatti l’Italia prima, con 568 commesse, davanti all’emergente Turchia, seconda, ai paesi Bassi, a Taiwan, alla Germania e alla Gran Bretagna. E gli USA? Sono precipitati al 7° posto. Secondo l’economista Fortis “gli americani pagano più di altri i guasti dell’economia mondiale, con aumenti del debito privato e pubblico, così come avviene in Francia, anche con una pressione enorme su tassi d’interesse e con spread fuori controllo.”

A dare manforte al partito degli ottimisti arrivano anche i dati su produzione e forniture di accessori e componentistica. “E’ un comparto che vale il 23% del fatturato e questo – è stato ricordato - vuol dire che i nostri prodotti sono apprezzati sia nei nostri cantieri sia all’estero, dove c’è sempre qualcosa di italiano a bordo”.

E la piccola nautica? A Genova, come tradizione, è presente in forze, ma da tempo il settore è in crisi e i dati di mercato 2025 illustrati alla vigilia dell’apertura dell’edizione 2026 della fiera sono a dir poco preoccupanti: la produzione è in calo del 5% e il mercato dei gommoni ha perso il 9%. In difficoltà anche la vela, con un -7,5%. Che fare? Secondo gli esperti consultati da Confindustria “il calo della domanda è un problema diffuso, che ha investito i mercati del mondo, dall’America all’Europa, ma noi italiani siamo in condizione di riprenderci, abbiano un milione di occupati in più, stiamo meglio di francesi e spagnoli e possiamo credere in una ripresa dei consumi”.

Possibile? Gli operatori del settore ci credono. Prima del salone di Genova è sato svolto infatti un sondaggio mirato a registrare il sentiment della categoria. E il risultato emerso è incoraggiante: a tre mesi dalla conclusione del 2026 e prima di poter consuntivare il bilancio delle ultime fiere, gli operatori della piccola e media nautica hanno espresso infatti fiducia. I produttori di barche al di sotto di 24 metri – è stato rivelato – credono in una crescita del mercato del 5%, mentre nel settore dei motori e degli accessori si prevede un più 4,4%. “Certo – dice Pagani Isnardi – si tratta di un sentiment, non di un sondaggio su dati economici concreti, ma il campione è attendibile e tutto ciò porta una ventata di ottimismo che alla nautica fa solo bene”.

  • condividi l'articolo
mercoledì 30 settembre 2026 - Ultimo aggiornamento: 17:05 | © RIPRODUZIONE RISERVATA