Alpine A390, il crossover elettrico sportivo da 470 cv con 550 km di autonomia
C’era una volta (anni 60) l’Alpine, dependance sportiva della Renault, specializzata in piccole sportive a due posti, le mitiche A110, compatte, leggere, veloci, imbattibili nei rallies, nelle gare in pista e in salita: costruita a Dieppe, in Normandia, l’A110 era dedicata a una clientela che non si interessava né del lusso né del comfort. L’importante era divertirsi alla guida e, magari, vincere le corse con le versioni più spinte e meglio preparate, capaci di sfruttare al meglio la leggerezza e la meccanica, fondata sulla spinta del motore posteriore-centrale. Quell’Alpine degli anni 60 è stata riproposta in una versione aggiornata, più adatta alla guida stradale di tutti i giorni, nel 2017, quando incantò i visitatori del salone di Ginevra proponendosi come evoluzione del modello che ha scritto la storia della sportività alla francese. Ma l’evoluzione del mercato, di gusti e tendenze, ha imposto alla Renault una revisione radicale della mission dello storico marchio. Non più solo berlinette sportive, agili, leggere, veloci, ma anche qualcosa di diverso. Profondamente diverso.

E’ nata così la linea SUV/Crossover a emissione zero del marchio sportivo francese. Prima l’A290 (derivata dalla Renault 5 E-Tech) e ora l’Alpine A390, vera e propria sport-fastback elettrica: un’auto di dimensioni più importanti (4,61 metri), con 5 porte, 5 posti e ampio vano bagagli (532 litri), ma non per questo esentata dall’obbligo di rispettare la tradizione ingegneristica del marchio e di assicurare prestazioni fuori del comune.
Costruita sulla piattaforma AmpR Medium, architettura del Gruppo Renault-Nissan-Mitsubishi adattata per garantire agilità, sportività e prestazioni elevate, l’auto si distingue per una linea sportiveggiante, con la coda spiovente, il lunotto bombato e molto inclinato, la fiancata muscolosa, il bagagliaio in continuità con l’abitacolo, e per alcuni dettagli inconfondibili come i fari sottili, i cerchi ruota originali, le appendici aerodinamiche e i flap posteriori mutuati dai prototipi per Le Mans e Daytona. Nel profilo, l’auto non tradisce il family feeling Alpine e ricalca anzi l’impronta dell’A110. “Alcuni tratti – dice Antony Villain, direttore del design di Alpine – rendono l’A390 riconoscibile già da lontano. Uno su tutti è la firma luminosa ispirata al concept Alpenglow e alla hypercar A424 iscritta al mondiale endurance”.

La nuova Alpine, comunque, si distingue non solo per l’aspetto piacevole, molto ben riconoscibile, ma soprattutto per la potenza e per la straordinarietà della meccanica. La Casa dichiara per la GT una potenza di 400 cv/650 Nm, 470 cv/824 Nm per la versione GTS. L’alimentazione è affidata a una batteria al litio da 89 kWh netti, su architettura a 400 volt, sviluppata appositamente dal partner Verkor. L’autonomia dichiarata è di 557 km nel ciclo Wltp, mentre per la ricarica si possono sfruttare colonnine fino a 190 kW per passare dal 15 all’80% in meno di 25 minuti. La velocità massima dichiarata dalla casa è autolimitata a 200 km/h; 4,8 secondi il tempo necessario per passare in accelerazione da 0 a 100 km/h (3,9 la versione più potente, accreditata anche di velocità massima di 220 km/h). La funzione Overtake, attivabile dal volante, regala una spinta extra fino a 10 secondi, e non manca il launch control per partenze brucianti.
Il sistema delle sospensioni prevede MacPherson all’anteriore e multilink al posteriore, in grado di assicurare buona stabilità, favorita anche dall’equa distribuzione del peso (2.100 kg, 49% all’anteriore e 51% al posteriore). L’auto dispone di cinque modalità di guida selezionabili tramite un pulsante sul volante: Save, Normal, Sport, Personal, più la nuova modalità Track. Ma il vero valore aggiunto è un altro: l’A390 è dotata infatti di un’esclusiva architettura che comprende tre motori elettrici, uno anteriore che assicura la trazione alle ruote davanti, e due al retrotreno che alimentano ciascuno una ruota posteriore. Oltre alla trazione integrale, questa configurazione consente di gestire singolarmente ciascuno dei propulsori posteriori.
Cinque anni è durato il lavoro, approdato a una tecnologia unica, “firmata” da una donna di talento: Constance Leraud-Reyser, ”ingegnera” delegata ai sistemi di guida Alpine. A lei e al suo team si deve l’”interpretazione” avanzata dell’Active Torque Vectoring, grazie al quale vengono superate le funzioni di un differenziale a slittamento limitato convenzionale. In pratica il sistema elimina qualsiasi tendenza al sottosterzo o al sovrasterzo, agendo in modo ultra-reattivo, nell’ordine dei millesimi di secondo, in fase di accelerazione, in curva e in rettilineo. “Al volante – viene spiegato - la sensazione di inerzia, o inerzia percepita, legata alle dimensioni e al peso di un veicolo di queste dimensioni, viene eliminata per lasciare spazio alla sensazione di essere un tutt’uno con l’auto. Grazie allo speciale Torque Vectoring siamo riusciti a rendere l’A390 agile e veloce come l’A110!” aggiungono in casa Alpine, lasciandosi andare a un’affermazione carica d’orgoglio. Collaudatori credibili sostengono comunque che “agilità ed efficienza assicurano un piacere di guida senza pari” e aggiungono che “su asfalto asciutto l’auto dà la sensazione di essere sui binari. E se il fondo è scivoloso e una delle ruote posteriori slitta su una lastra di ghiaccio la coppia viene corretta automaticamente per ottimizzare la tenuta di strada”.




