Bill Ford, pronipote del fondatore Henry e chairman di Ford

Bill Ford: «Silicon Valley? Storia e cultura aziendale sono la nostra forza»

di Giorgio Ursicino
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DETROIT - Che nel mondo dell’auto sia ormai scattata una svolta epocale non ci sono più dubbi. Nelle prossime decadi le vetture cambieranno in profondità migliorando la qualità della vita delle persone. Funzionalità, sicurezza, rispetto ambientale, dall’epoca pionieristica della mobilità individuale mai la sfida era stata tanto affascinante. Con una rivoluzione del genere già avviata Bill Ford, attuale chairman esecutivo dell’azienda e pronipote del fondatore Henry, ha aperto le porte del suo quartier generale di Dearborn per dare la sua interpretazione del panorama: «Uno dei miei principali compiti è guardare al futuro e la gestione familiare della nostra compagnia ci spinge a farlo più degli altri, è un aspetto a cui dedico molto tempo e che mi consente di collaborare con i governi di tutto il mondo».

Come vede i prossimi anni da questa posizione privilegiata?
«Non tralasciamo certo le attività tradizionali, vendere auto e veicoli da lavoro. Io guido una Focus RS, è divertimento allo stato puro, e quest’anno abbiamo vinto con la GT la 24 Ore di Le Mans dopo mezzo secolo. Ma c’è un nuovo aspetto della mobilità sul quale lavoro da almeno 10 anni che ora sta diventando una priorità per tutti».

Di cosa si tratta?
«Il tema non è nuovo, ma ci sono inediti strumenti per interpretarlo. Ricordo l’approccio del mio bisnonno che secondo me è ancora attuale: l’azienda ha una missione, il principale obiettivo è servire la società, una visione che apparentemente va contro i principi del capitalismo. Questa idea mi ha sempre accompagnato e ci siamo focalizzati sul ruolo sociale dell’auto».

Un’impostazione distante da un’azienda automobilistica tradizionale, ma non sono in arrivo cambiamenti ancora più grandi?
«Le modifiche saranno radicali, cambierà la propulsione, il modello di utilizzo, il tipo di proprietà, ma non bisogna temere questa svolta che è una grande opportunità e avrà conseguenze anche commerciali: dovremo costruire nuovi modelli di business che diano risultati».

Si riferisce all’auto a guida autonoma?
«La diffusione di queste tecnologie è ormai segnata, ma prima bisogna affrontare tante questioni etiche. Le auto autonome prenderanno decisioni più rapidamente e avranno a disposizione maggiori informazioni quindi dobbiamo stabilire come vogliamo che si comportino».

Sostituiranno totalmente gli attuali veicoli e il loro tipo di utilizzo?
«Non credo, ci saranno modelli diversi e differenti flussi di business per le aziende. Una famiglia del Michigan potrà utilizzare il “ride-sharing” e possedere una Mustang cabrio. E poi il passaggio sarà graduale: ci saranno alcune circostanze in cui uno preferirà impugnare il volante e altre in cui sceglierà che l’auto vada da sola».

Con così tanti cambiamenti come decidete dove investire?
«Non ci si può permettere di sposare una sola soluzione, ma non si possono nemmeno seguire tutte. Da oltre 10 anni ho deciso di investire in soluzioni di trasporto diverse».

Cambiano i concorrenti, da General Motors, Toyota e Volkswagen a Googe, Apple e Tesla?
«La Silicon Valley non è solo Apple e Google, ci sono tante start up piccole e grandi con le quali dobbiamo essere pronti a relazionarci. Da tempo frequento la zona, sono stato per 11 anni nel cda di eBay: c’è più dinamismo, è un nuovo modo di pensare, si dovrà collaborare anche con i rivali, ma rispetto a qualche anno fa i costruttori di auto sono stati rivalutati, hanno tanta tecnologia e una competenza unica nell’integrare i vari sistemi nei veicoli».

Qual’è il vostro punto di forza?
«La storia, la tradizione e la cultura aziendale, una cosa che non è facile da creare, non si compra, nemmeno con una fusione. I nostri dipendenti sono stati vicino all’azienda nel momento di crisi perché la sentivano loro. Non puoi vincere se sei solo un erogatore di stipendio, devi conquistare il cuore e la mente dei dipendenti. La Ford è una comunità».

Questo nuovo scenario non rischia di distogliere dalla sostenibilità?
«Non credo, è un asset ormai acquisito, l’auto ha fatto progressi enormi da questo punto di vista».
 

 

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Mercoledì 5 Ottobre 2016 - Ultimo aggiornamento: 06-10-2016 10:30 | © RIPRODUZIONE RISERVATA