JCB Hydromax, il missile inglese. Il siluro a idrogeno che ha sfrecciato a una media record di 653,909 km/h
È più difficile guidare nell’aria un cacciabombardiere o conquistare record su record con il punto anca a pochi centimetri dal suolo? L’unico uomo a saperlo davvero si chiama Andrew Duncan “Andy” Green, wing commander della Royal Air Force. Un vero e proprio “rocket man” che con la divisa di militare ha viaggiato una vita tra le nuvole, guidando Tornado ed F-4 Phantom, e che a bordo di sigari con le ruote ha appena conquistato il terzo record mondiale di velocità della sua vita. L’ultimo è quello per veicoli alimentati ad idrogeno a bordo della JCB Hydromax, capace di raggiungere sul lago salato di Bonneville i 653,908 km/h, media perfetta tra i 644,740 e i 663,267 km/h fatti segnare sullo stesso tratto percorso in entrambi i sensi.

Green è anche il bipede più veloce del pianeta su un veicolo spinto a gasolio con la JCB Dieselmax (563,418 km/h, 23 agosto 2006). Due imprese sufficienti per consegnare Green alla storia, ma che sono una bazzecola per il primo – e tutt’ora unico – uomo ad aver superato la velocità del suono (mach 1.06 pari a 1.227,986 km/h) con le ruote poggiate sempre a terra. Gli è riuscito a bordo del ThrustSSC, dotato degli stessi turboreattori Rolls-Royce Spey del “suo” Phantom F-4, il 15 ottobre 1997, 50 anni e un giorno dopo che Charles “Chuck” Yeager aveva infranto la barriera del suono a bordo del Bell XS-1. A confronto, quello che Andy Green ha fatto il 5 agosto scorso appare un gioco da ragazzi eppure si tratta di un limite significativo perché supera largamente i 487,672 km/h fissati nel settembre 2009 dalla Venturi Buckeye Bullet 2 (VBB-2) e doppia, sverniciandola, la BMW H2R e i suoi 301,95 km/h fissati nel 2004.

Entrambe erano alimentate ad idrogeno, ma in due modalità diverse: la prima lo sfruttava come vettore energetico all’interno delle fuel-cell per produrre energia a bordo che alimentava i motori elettrici mentre la seconda come combustibile all’interno di un motore a pistoni, come la JCB Hydromax. Ma se la BMW sfruttava un V12 6 litri derivato da quello della Serie 7, il siluro di Green monta due 4 cilindri 4.8 derivati da quelli montati dalla JCB, multinazionale britannica che si occupa di macchine movimento terra, su uno dei suoi scavatori. Ci ha poi pensato lo specialista Ricardo a portarli da 56 a 600 kW e a montarli su ciascuno degli assali.

La JCB è dunque un sigaro bimotore da 1.200 kW (oltre 1.600 cv) lungo quasi 10 metri a trazione integrale e la sua struttura tubolare e la sua aerodinamica sono invece firmate dalla ProDrive, celebre per avere realizzato auto da corsa capaci di vincere in pista così come nei rally. E proprio le corse potrebbero essere il terreno di crescita di questa tecnologia nella quale la BMW all’inizio degli anni Duemila credeva molto tanto da sostenere che il motore di Formula 1 del futuro sarebbe stato ad idrogeno. Oggi a crederci di più sono la Toyota che sta sperimentando auto ad idrogeno per la Dakar, i rally e le corse di durata, così come Alpine, e c’è anche un po’ d’Italia: la Ligier ha infatti scelto il V6 3 litri Nettuno della Maserati per portare avanti i suoi studi su un’auto da corsa a idrogeno. E se son rose…




