Un robotaxi di Waymo

Waymo deve ammettere: i suoi robotaxi sono “telecomandati” (in qualche caso) dalle Filippine

di Nicola Desiderio
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I robotaxi di Waymo, la divisione di Alphabet controllata a sua volta da Google e dedicata alla guida autonoma, in qualche caso ricevono istruzioni a distanza da personale umano che si trova nelle Filippine. Lo ha affermato Mauricio Peña, Chief Safety Officer di Waymo, di fronte ad una commissione composta da senatori degli Stati Uniti d’America incaricata di appurare se l’attuale tecnologia di guida autonoma offra tutte le garanzie del caso.

L’audizione segue l’avvio dell’indagine federale dopo l’incidente un mese fa a Santa Monica, in California, che ha provocato l’investimento da parte di un robotaxi Waymo ai danni di un bambino, per fortuna solo con lievi conseguenze. Peña ha precisato che l’intervento di questo personale avviene solo di fronte a situazioni complesse e che «i veicoli Waymo rimangono sempre in controllo durante tutte le attività di guida perciò si tratta solo di una direttiva addizionale».

«Loro forniscono assistenza. Non guidano il veicolo da remoto. Il veicolo di Waymo è sempre responsabile delle attività dinamiche di guida» ha continuato Peña che, invece che fugare dubbi sulla tecnologia della guida autonoma, ne ha suscitati altri che riguardano la legittimità di tali interventi, la cybersicurezza, la trasmissione differita di dati e la qualifica degli operatori.

Qualcuno ha anche obiettato che i robotaxi, invece che sostituire un taxi americano umano, trasferisce il proprio compito ad un lavoratore straniero che risiede fuori dal territorio statunitense e non ha la patente di guida USA dunque non conosce il codice della strada in vigore dall’altra parte dell’Oceano Pacifico. La critica legata alla sicurezza informatica rimane comunque centrale.

A difesa di Peña e di Wayno è accorso Lars Moravy e da Tesla, anch’essi presenti all’audizione. Il vice presidente responsabile per il Vehicle Engineering della casa fondata da Elon Musk ha infatti confermato che «Noi abbiamo diversi strati di sicurezza all’interno del nostro sistema in modo del tutto simile a quello citati dal Dottor Peña, i nostri controlli di guida – avanti, stop, sterza – si trovano nello strato più interno del sistema al quale non si può accedere dall’esterno del veicolo».

Moravy ha anche citato Musk quando, parlando della guida autonoma un decennio fa, affermava che la paura più grande fosse che «la possibilità che qualcuno potesse davvero prendere possesso del veicolo autonomo e commettere qualcosa di nefasto». Anche Tesla aveva, fino a poco tempo fa, una flotta di Model Y robotaxi in servizio ad Austin, ma ha preferito dismetterli per sviluppare meglio la propria tecnologia in vista di un rilancio negli anni successivi.

Waymo invece li ha ancora in diverse città statunitensi e, oltre all’incidente avvenuto a Santa Monaco lo scorso 23 gennaio, ha avuto un altro problema a Phoenix quando un robotaxi è rimasto incastrato nelle rotaie e poi ha compiuto 30 metri sul tracciato ferroviario prima di fare retromarcia costringendo il passeggero ad uscire dal veicolo prima che il treno arrivasse. Anche questo episodio non ha avuto conseguenze, ma non fa certo bene alla credibilità di una tecnologia.

Cedere infatti del tutto la propria incolumità ad una macchina non è un pensiero che lascia tutti tranquilli oltre a sollevare problemi etici e legislativi non del tutto risolti. Le case e le società di mobilità che vi stanno lavorando sostengono tuttavia, numeri alla mano, che una vettura a guida autonoma è 10 volte più sicura e Waymo afferma che a Santa Monica un guidatore umano avrebbe avuto un tempo di reazione più lungo con conseguenze molto più gravi per il pedone.

Tuttavia, dopo quel fatto, Waymo ha aggiornato il software dei suoi 3mila veicoli adibiti a robotaxi, ma non ha fatto alcun passo indietro, anzi nei giorni successivi ha confermato, come annunciato alla fine del 2025, di volere estendere la propria attività alla città di Londra e di voler trovare nuovi azionisti finanziatori con la collocazione in borsa di azioni per 16 miliardi di dollari, in grado di accrescere la capitalizzazione totale dell’azienda fino a 110 miliardi di dollari.

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venerdì 6 febbraio 2026 - Ultimo aggiornamento: 17:46 | © RIPRODUZIONE RISERVATA