Royal Enfield Himalayan Mana Black: l'identità off-road si fa più marcata. La nostra prova
Si chiama Mana Black l'ultima evoluzione della Royal Enfield Himalayan, svelata in occasione della più recente edizione di Eicma. Per lei nessuna rivoluzione ma un'identità ancora più forte. È dotata di diversi elementi che ne accentuano la vocazione fuoristradistica, senza però modificare la sua indole da moto facile, divertente, accessibile e dalla forte personalità.
Dal punto di vista estetico, si distingue innanzitutto per la livrea nero opaco, arricchita da dettagli grigi, che strizzano l’occhio al mondo dei rally raid. Ci sono nuovi fianchetti al posteriore e una nuova sella, ora unica e più alta: una soluzione che migliora anche i movimenti nella guida in piedi, ma che richiede inevitabilmente un po’ più di dimestichezza, soprattutto nelle manovre da fermo. Per il resto, l’impostazione resta quella tipica di una vera enduro stradale: ruota anteriore da 21 pollici, cerchi a raggi (in questo caso) tubeless e parafango alto.

Sotto l'abito da adventure stilosa troviamo un telaio in acciaio abbinato a sospensioni Showa con 200 mm di escursione, una combinazione che privilegia comfort e versatilità, garantendo al tempo stesso una buona capacità di assorbimento anche sui fondi più irregolari. Il motore è il noto monocilindrico da 421 cc, capace di erogare 40 CV e 40 Nm: valori che magari non impressionano sulla carta, ma che nella pratica offrono una risposta docile ma al tempo stesso vigorosa, assicurando divertimento anche a chi in moto ci va da tempo. La dotazione resta essenziale ma attuale, con ride by wire, due mappe motore, ABS e una strumentazione mista analogico-digitale con display TFT chiaro e semplice. Il peso si attesta intorno ai 196 kg in ordine di marcia.
In sella si ritrova immediatamente la familiarità tipica della Himalayan. La posizione di guida è rilassata e naturale, con il busto eretto e il manubrio largo che regala una sensazione di pieno controllo. Come anticipato, la sella rally, posta a 860 mm da terra, porta il pilota a stare più in alto, migliorando per alcuni versi il feeling con la moto e offrendo maggiore libertà nei movimenti tipici della guida in fuoristrada; al tempo stesso però può mettere in difficoltà i meno esperti o i motociclisti di statura più contenuta (restano comunque disponibili soluzioni ribassate fino a 805 mm).
Su strada l'Himalayan si continua ad apprezzare soprattutto per il suo equilibrio generale. Non è fatta per andar forte, ma nel caso sa farlo bene: sa essere molto piacevole tra le curve, suggerisce una guida fluida, intuitiva e rotonda. In città si muove con disinvoltura: è agile, ben bilanciata e capace di assorbire senza problemi buche e pavé, anche merito della ruota anteriore da 21 pollici. Il motore è progressivo, mai aggressivo, ideale anche per chi non ha esperienza in moto. Non ama essere portato agli estremi – ai bassissimi regimi può risultare un po’ irregolare, mentre agli alti emergono alcune vibrazioni – ma nella fascia intermedia garantisce sempre una spinta piacevole e costante. Più che per l’autostrada, insomma, l'Himalayan è una moto da godersi su percorsi secondari e panoramici: asfaltati e non.

Fuori dall’asfalto infatti continua a esprimersi al meglio, soprattutto in questa versione. È intuitiva e facile da gestire. La posizione in piedi è ben studiata, le sospensioni lavorano in modo efficace e la moto non va in difficoltà anche quando il fondo si fa seriamente irregolare. Anche la frenata segue questa filosofia: progressiva, modulabile e mai brusca. Non manca infine la connettività con lo smartphone per la navigazione, anche se vincolata all’utilizzo costante dell’app dedicata (bisogna tenere lo smartphone con il display acceso, per intenderci).
Il prezzo di questa configurazione è di circa 6.600 euro, una cifra molto interessante per il segmento di appartenenza e sicuramente coerente con la qualità (elevata) offerta dalla moto. Per chi è? In definitiva continua a rivolgersi ad un pubblico trasversale: dai neofiti, grazie alla sua facilità d'uso (magari scegliendo la sella bassa), fino ai motociclisti più esperti che cercano un mezzo semplice, divertente, capace di adattarsi a ogni contesto e che abbia uno stile inconfondibile.




