La Jeep Wrangler  in un difficile passaggio del Rubicon Trail

Rubicon Trail, dove osano le Jeep. Sul mitico percorso californiano con la nuova Wrangler

di Giorgio Ursicino
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LAKE TAHOE - Un nome, una leggenda. Rubicon, la versione più audace della Jeep Wrangler. A sua volta, il fuoristrada più famoso e inarrestabile del pianeta. Un veicolo icona che ha dato vita a un’azienda, può vantare quasi ottant’anni di storia e, recentemente, è stato del tutto rinnovato con passi in avanti enormi, sia dal punto di vista delle performance sia del comfort. L’interpretazione estrema, diventata il simbolo dell’off road, prende ispirazione da un percorso che si arrampica nella Sierra Nevada delle Montagne Rocciose, cime impervie e inabitate fra la California e il Nevada, il vero incubo delle carovane che alcuni secoli fa andavano alla conquista del West.
 

Da quelle parti c’è il letto di un torrente che è considerato il tracciato di fuoristrada più impegnativo del pianeta, l’unico con il massimo punteggio di difficoltà nella scala del settore che va da uno a dieci. Un carosello lungo 12 miglia (19 chilometri) fra sequoie gigantesche, che si stacca dall’asfalto a poca distanza dal meraviglioso Lake Tahoe ed apre le porte ad un vero paradiso terrestre per gli amanti della guida estrema e dell’avventura. Non sono molti i veicoli in grado di uscire dal Rubicon, un inferno che per la più avventurosa delle Wrangler è il giardino di casa perché è proprio sugli infidi ostacoli del Rubicon Trail che i tecnici della casa di Toledo sviluppano e collaudano l’interpretazione da “combattimento” della Jeep regina. Se guidata da un buon driver, qualsiasi Wrangler Rubicon (sia a passo lungo che corto) è capace di domare il tracciato così come esce dalla fabbrica. Poi ci sono circa duecento accessori e componenti speciali che Mopar (l’azienda globale di Fca guidata da Pietro Gorlier che si occupa di aftermarket e ricambi) ha realizzato per Wrangler a rendere il gioiello ancora più sfacciato.
 

 

Silby Rock, Walker Hill, Soup Bowl, Sluice Box, passaggi mitici che bisogna superare per raggiungere Rubicon Spring dove ogni anno nella buona stagione si accampano i partecipanti ai Jamboree con esemplari “preparati” oltre ogni immaginazione. Tutti gli ostacoli naturali sembrano posizionati lì per consentire alla Wrangler Rubicon di mostrare le sue enormi capacità, per mettere alla prova le sue soluzioni meccaniche estreme e spesso uniche. La sfida principale per chi impugna il volante non è correre. Anzi, in occasioni del genere, la velocità è un nemico e i rapporti di riduzione delle marce corte e dei differenziali diventano dei formidabili alleati. Il target è uscire la Rubicon con la carrozzeria intatta, magari senza aver toccato il fondo della vettura, evitando di “pizzicare” i pneumatici (soprattutto sulle spalle) e, se possibile, impolverare Wrangler il minimo indispensabile, garanzia che il percorso è stato affrontato con l’approccio giusto, con la massima cautela. Lastroni di granito, massi giganti, pendenze mozzafiato, denti di roccia, Wrangler Rubicon dà spettacolo. Nell’allestimento standard si vede che è fatta su misura per muoversi in uno scenario del genere. Con gli speciali accessori studiati da Mopar, potrà sembrare incredibile, avanza quasi con facilità, dimostrando di non essere mai al limite. Altezza da terra da record (quasi 30 cm), angolo di attacco di 44° gradi, di uscita di 37°, di dosso di 28°. Lungo il Rubicon non ci sono particolari guadi da superare, ma in questa configurazione Wrangler può attraversare corsi d’acqua profondi quasi un metro. L’escursione delle sospensioni è esagerata, si adatta a qualsiasi twist. All’avantreno può essere addirittura aumentata disconnettendo elettricamente la barra antirollio. Se si dimentica di farlo, nessun problema, le grandi ruote e i paraurti solo fra i longheroni del telaio consentono alle ruote di affrontare per prime l’ostacolo e di arrampicarsi senza difficoltà. Uno dei segreti è la velocità particolarmente bassa con cui Wrangler Rubicon si muove potendo disporre sempre della coppia massima garantita dai diversi propulsori.
 

 

Con la trazione Rock-Track, le marce ridotte inserite e gli assali Dana 44 heavy-duty next-generation, la Jeep ha un rapporto di riduzione di quasi 80:1, cioè è in grado di avanzare a poco più di 1 km/h, consentendo di appoggiarsi agli ostacoli con grande delicatezza. Il resto la fa il cambio automatico a 8 marce ottimo anche su strada. I motori sono perfetti per questo tipo di utilizzo. Il due litri turbo benzina utilizzato nella prova eroga 272 cavalli ed ha 400 Nm di coppia: inarrestabile. Il 2.2 turbodiesel, che sarà molto richiesto in Europa, non dovrebbe essere da meno: ha sì “solo” 200 cv, ma la coppia è di 450 Nm ad un regime di rotazione inferiore. Tutte queste meraviglie si vivono in totale contatto con la natura perché Wrangler Rubicon è senza porte e senza copertura perché si smontano con grande facilità, al pari di come si può abbassare sul cofano anteriore il parabrezza. Forse l’unico modo rimasto per viaggiare con l’aria che accarezza il volto senza dover indossare il casco.

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Giovedì 22 Novembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 23-11-2018 12:40 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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