La firma di un contratto a Lungo Termine

“Lungo Termine”: omai è una certezza. Il comparto non è cresciuto ma ha elementi strutturali che danno tranquillità

di Nicola Desiderio
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Il noleggio a lungo termine è in calo, ma niente paura. Se infatti lo scorso anno ha contato per il 22,7% delle immatricolazioni con un aumento dell’11,5% mentre nei primi tre mesi dell’anno il suo peso si è ridotto al 21,1% con un calo del 3,2%, gli analisti e gli operatori del settore manifestano un ragionato ottimismo. I dati infatti si confrontano con un primo trimestre del 2025 che aveva visto un exploit del mercato con una quota del 26,6% dovuta alle immatricolazioni effettuate per soddisfare un bando Consip. In quell’occasione le società NLT captive (ovvero quelle legate ad un costruttore) misero a segno un progresso dell’86%. Insomma, più che un calo vero e proprio, si tratta un ritorno alla normalità per un comparto che rimane solido e sta raggiungendo un pubblico sempre più ampio.

Anche il lievissimo calo dei contratti (251.680, -1%) nel primo trimestre del 2026 non spaventa ed era ampiamente previsto come conseguenza del nuovo regime di fringe benefit che sta avendo un doppio effetto: un prolungamento dei contratti in essere accanto ad uno spostamento del mix di alimentazioni, in particolare verso l’ibrido plug-in che nel periodo gennaio-marzo ha raggiunto l’11,5% (28.997, +57,4%) mentre rallenta la crescita dell’elettrico che in questo canale passa da 12.580 a 14.161 contratti (+12,6%) portando la quota dal 4,9% al 5,6%. Crollano invece con percentuali simili sia il benzina (45.408, -19,8%) sia il diesel (74.418, -19,3%) la cui incidenza scende rispettivamente dal 22,3% al 18% e dal 36,3% al 29,6%. La quota maggioritaria per la prima volta è occupata dall’ibrido che, con 74.795 contratti (+21,8%), sale al 33,7% dopo aver chiuso l’intero 2025 con il 32%.

L’elettrificazione dei parchi dunque prosegue ma, così come per i privati, ad un ritmo inferiore al previsto e possono essere osservati tre fenomeni. Il primo è la naturale propensione verso le vetture elettrificate non ricaricabili che non modificano le abitudini dell’utilizzatore e il secondo è che, grazie all’ibrido plug-in, i costruttori cinesi sono entrati in modo prepotente all’interno delle policy aziendali tanto che, come segnalano Dataforce e Aniasa, la loro quota di penetrazione nelle flotte e persino superiore: se infatti la loro incidenza complessiva nel primo trimestre del 2026 è passata dal 6,7% al 12,4%, per le società di NLT si è triplicata.

Le ibride plug-in del Dragone convincono il noleggiatore per l’ampiezza della scelta e il prezzo aggressivo, il fleet manager per i costi e l’utilizzatore perché la sua busta paga è più pesante e le autonomie complessive sono elevatissime, come e più del diesel che oggi si trova sempre meno in listino e sconta un prezzo del gasolio nettamente superiore alla benzina. La classifica dei 10 modelli ibridi plug-in più immatricolati nei primi 3 mesi del 2026 è eloquente: 5 sono cinesi e i primi due sono le BYD Seal U e Atto 2. Andando invece a vedere i 5 modelli più noleggiati nei primi 3 mesi del 2026, Dataforce indica, in ordine: Fiat Panda (5.611 unità) e Grande Panda (3.898), Peugeot 3008 (2.443), Jeep Avenger e BMW X1 (2.276).

Dunque i primi 4 appartengono alla galassia Stellantis e non a caso è la sua captive Leasys a dominare il mercato con una quota del 24,4% e un progresso del 3,2%. Seguono le cosiddette “top” (ovvero emanazioni di gruppi bancari e finanziari) Arval (17,2%) e Ayvens (16,6%) seguite da Volkswagen Leasing (13,3%) e Alphabet (6,1%), ovvero altre due captive. Da questo punto di vista, i rapporti di forza tra i due tipi di operatori sembra aver raggiunto un equilibrio dopo lo storico quanto perentorio sorpasso ai danni delle top tra il 2024 e il 2025.

Per paradosso, i cosiddetti “super ibridi” cinesi potrebbero rallentare la transizione verso l’elettrico che, nel caso delle flotte, dovrebbe essere completata già nel 2030 Il disegno della Commissione Europea, ancora in via di approvazione, assegna infatti alle cosiddette “corporate fleet” un ruolo che, nei fatti, le appartiene da sempre: rinnovare il parco circolante acquistando il nuovo in grandi quantità e trasformandolo poi in usato. In questo caso, oltre alla domanda del mercato, gli operatori lamentano una mancanza di condizioni e di tempi. Il terzo fenomeno è il ritorno dei clienti privati per l’NLT che, dopo un paio d’anni di stasi, hanno ripreso la crescita già nel 2025 e la confermano anche nel 2026: secondo Unrae rappresentano il 15,2% dei contratti, sono il 21,7% secondo Dataforce che però conteggia anche i contratti successivi al primo per la stessa vettura.

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venerdì 8 maggio 2026 - Ultimo aggiornamento: 10:13 | © RIPRODUZIONE RISERVATA