24 Ore di Le Mans, il grande sogno dei fuoriclasse del volante: da Max Verstappen a Kimi Antonelli è il sogno di tutti
Se pensate che il sogno di ogni pilota sia la Formula 1 andate a chiedere ai piloti di Formula 1 il loro sogno. E la risposta che avrete da parte dei più grandi è: voglio correre la 24 Ore di Le Mans o almeno una grande gara di durata. L’ultimo, in ordine di tempo, è Andrea Kimi Antonelli: «Ci sono gare al di fuori della Formula 1 che vorrei disputare, ovviamente in primis la 24 Ore del Nürburgring, ma anche la 24 Ore di Le Mans. Anche la 24 Ore di Daytona è una corsa da provare».
L’occasione per dirlo è stata la sfortunata partecipazione di Max Verstappen – la sua auto ha rotto quando era in testa a 3 ore e 20 minuti dalla fine – alla celebre corsa di durata tedesca. E il fatto che abbia minacciato di lasciare la Formula 1 se il regolamento non cambia ha alimentato le voci di un suo passaggio al mondo dell’endurance a bordo della Ford (partner di Red Bull per i propulsori), in procinto di rientrare nel 2027 nella massima categoria. E, a domanda, Mike Rushbrook, numero 1 di Ford Racing, ha confermato che le trattative sono in corso da più di 3 anni.
Del resto il 4 volte campione del mondo non ha fatto mai mistero del fatto che gli piacerebbe correre a Le Mans e vorrebbe farlo con il padre Jos – con il quale andava da bambino a vedere la corsa francese – e con Fernando Alonso, uno che lo sfizio di correre e vincere in Francia se lo è già preso per due volte (2018 e 2019) con il sogno di conquistare la cosiddetta Triple Crown ovvero vincere il titolo iridato di Formula 1, insieme alla Le Mans e alla 500 Miglia di Indianapolis.

Qualcuno sostiene che questo trofeo ideale sia composto dalla vittoria al Gran Premio di Monte Carlo al posto dell’iride, ma per il britannico Graham Hill il problema non si è posto visto che è l’unico nella storia ad aver messo insieme due titoli di F1 (1962 e 1968) conditi da ben 5 vittorie al Principato di Monaco, il trionfo a Le Mans nel 1972 e quello a Indianapolis nel 1966. L’attuale pilota dell’Aston Martin F1 ha provato in tutti modi a costruire il mitico tris, ma il suo sogno si è spento il 3 maggio 2017 quando, mentre era in testa sull’ovale dell’Indiana a 21 giri dalla fine con la sua Dallara-Honda DW12, il motore lo ha abbandonato.
Ci è andato vicino anche Jacques Villeneuve: vincitore a Indianapolis nel 1995, iridato F1 nel 1997 e che a Le Mans nel 2008 è arrivato secondo dopo aver condotto a lungo la gara. La correrebbe volentieri anche Charles Leclerc che nel 2023, in occasione dell’edizione del centenario, era sulla linea del traguardo ad abbassare la bandiera a scacchi per la Ferrari 499P, tornata vittoriosa a 50 anni dall’ultima partecipazione del Cavallino nella massima categoria.
Non si è mai detto invece interessato a correre alcuna corsa di durata il 7 volte campione del mondo di F1 suo compagno di squadra, Lewis Hamilton che però sarà a Le Mans quest’anno in qualità di patron del museo M24 che si trova proprio sul circuito. In compenso, un Hamilton ha già vinto a Le Mans, ma era l’irlandese Duncan che si aggiudicò la corsa nel 1953 e leggenda vuole che lo abbia fatto da ubriaco. Che Duncan Hamilton fosse davvero sotto l’effetto dell’alcool o meno, al volante della sua Jaguar Type-C si bevve tutti gli avversari superando per prima la volta i 4.000 km di percorrenza. Chissà che un giorno non si torni ai tempi in cui i top driver di un costruttore facevano la spola tra la Formula 1 e Le Mans.
Basti pensare a Juan Manuel Fangio e Stirling Moss con la formidabile Mercedes SLR 300 o Ludovico Scarfiotti, John Surtees e Lorenzo Bandini con la Ferrari per non parlare di Jochen Rindt, uno dei cinque piloti nella storia ad aver vinto sia a Le Mans sia il titolo di Formula 1 insieme ai già citati Alonso e Graham Hill, all’americano Phil Hill e al britannico Mike Hawthorn. Oggi potrebbe avvenire, oltre che per Verstappen, Leclerc ed Hamilton, anche per Alonso con l’Aston Martin, Sergio Perez e Valtteri Bottas con la Cadillac e dal prossimo anno Lando Norris e Oscar Piastri con la McLaren.

Ci sono stati in tutto oltre 80 driver di monoposto che si sono messi alla prova nella Loira, tra questi nomi del calibro di Nino Farina, Alberto Ascari, Jenson Button, Jim Clark, Alan Jones e Jackie Stewart, solo per citare gli iridati di Formula 1 tra cui ci sono anche quelli che l’hanno corsa in famiglia come Mario Andretti con il figlio Michael o Nigel Mansell con i suoi Greg e Leo mentre per un Jack Brabham 3 volte iridato che non ha mai vinto a Le Mans, c’è il figlio David che c’è riuscito nel 2009. Poco più di una ventina di piloti di F1, da ex o in contemporanea, è riuscito a vincere a Le Sarthe e tra questi Robert Kubica lo scorso anno su Ferrari così come Antonio Giovinazzi nel 2023 e che ha definito la 24 Ore di Le Mans «La gara automobilistica più grande di tutte».
Tra i vincitori a Le Sarthe ci sono anche Michele Alboreto (1997), Jacky Ickx (per ben 6 volte), Paolo Barilla (1985), Marc Gené (2009), Didier Pironi (1978), Emanuele Pirro (l’italiano più vittorioso con 5 affermazioni), JJ Lehto (3 vittorie) Bruce McLaren (nel 1966 con Chris Amon) e il tedesco Nico Hülkenberg che l’ha corsa per la prima e l’ultima volta nel 2015. Chiamasi la fortuna del principiante. Per il resto invece chiamasi voglia di dimostrarsi il migliore e sapere chi sei: puoi farlo in meno di 2 giri di lancetta o invece lasciare che 5mila km, contando i minuti di un giorno intero, ti diano tante altre risposte, forse definitive, ai tuoi sogni di pilota e di uomo.




