Alain Favey (Peugeot): «Prima voglio riportare il Leone al livello che merita a Le Mans, poi penseremo ad altro»

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Peugeot, la griffe GTi è di nuovo fra noi. La 208 ora è elettrica e si affaccia a Le Mans

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LE MANS - Dalla sfida dell'industria europea alla concorrenza cinese, passando per l’elettrificazione, strategie di prodotto e Motorsport. A margine della 24 Ore di Le Mans, il CEO di Peugeot Alain Favey ha fatto il punto sulla situazione del marchio del Leone, ribadendo la volontà di difendere il know-how europeo, confermando l'impegno nel FIA WEC e spiegando perché, almeno per ora, non sono previsti nuovi programmi sportivi oltre al progetto Hypercar 9X8.
Nel gruppo Stellantis si sta iniziando a utilizzare la base tecnica di Leapmotor per sviluppare alcuni prodotti. È una strada che state valutando anche per Peugeot?
«No. Attualmente non è previsto tale scenario».
I concept che avete presentato in Cina sfrutteranno la tecnologia di Dongfeng per il mercato cinese e per alcuni mercati emergenti. Questa tecnologia potrebbe arrivare anche in Europa?
«Potrei dire semplicemente no, ma la risposta è un po' più articolata. L'intenzione non è questa. Vogliamo tornare in Cina con un'offerta diversa da quella dei concorrenti locali, che a mio avviso oggi propongono prodotti molto simili tra loro. Noi vogliamo distinguerci attraverso il design esterno e interno, offrendo qualcosa di differente. Dongfeng è interessata a esportare vetture prodotte in Cina verso altre parti del mondo e questo ci sta bene, perché si tratta di modelli che non possiamo realizzare in Europa sulle nostre piattaforme. Parliamo di vetture molto grandi, di segmento D o superiore, che in Europa non hanno un mercato significativo. Per questo potranno essere destinate ad altre aree del mondo, ma non è previsto il loro arrivo nel nostro continente».

Invece dal punto di vista dell'architettura tecnica?
«Penso che il futuro dell'industria automobilistica europea debba basarsi sul know-how, sull'ingegneria e sulla ricerca e sviluppo europei. Per un marchio come Peugeot, orgogliosamente europeo e tra i leader del mercato continentale, costruire vetture europee su basi tecniche cinesi sarebbe una scelta difficile da giustificare. Sul segmento A il discorso è diverso, perché oggi è molto complicato sviluppare in Europa vetture a costi estremamente contenuti. Ma nei segmenti C e D credo che l'industria europea debba essere in grado di progettare e costruire le proprie automobili».
A maggio 2026 quasi il 50% delle auto vendute in Italia era costituito da ibride. Peugeot continuerà a puntare sia sul Mild Hybrid che sul Plug-in Hybrid?
«Non cambiamo la nostra strategia. Peugeot è il secondo marchio per vendite ibride dopo Toyota e crediamo molto nella nostra tecnologia Mild Hybrid. È una delle migliori soluzioni sul mercato in termini di consumi, emissioni e affidabilità. Per i segmenti C e D è la risposta ideale. Accanto a questa proponiamo il Plug-in Hybrid, che offre anche prestazioni elevate, fino a 240 CV. Pensiamo che queste due soluzioni rappresentino oggi il miglior equilibrio possibile».
State valutando sistemi full hybrid ancora più evoluti?
«Sinceramente non ne vediamo la necessità. Il nostro Mild Hybrid è una soluzione eccellente e non abbiamo motivo di cambiarla».

Passiamo al Motorsport. Il risultato delle qualifiche ha compromesso il vostro weekend a Le Mans. Che bilancio fa della gara?
«Ovviamente eravamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti a Imola e Spa. In Belgio abbiamo conquistato la pole position e siamo stati competitivi anche in gara. Per me era importante vedere una progressione positiva. Non pretendo di vincere ogni gara, anche perché il livello del FIA WEC è cresciuto enormemente. Oggi ci sono 18 Hypercar tutte a un livello altissimo e questo non accadeva da dieci o quindici anni. Dobbiamo continuare a crescere».
Purtroppo a Le Mans c’è stata una battuta d’arresto…
«Qui a Le Mans non ci siamo riusciti. L'anno scorso abbiamo concluso al 12° e 17° posto, quest'anno all'11° e 12°. È un piccolo passo avanti, ma non basta. La qualifica è stata particolarmente deludente, quasi uno shock. Siamo passati dalla pole position all'ultimo posto della griglia Hypercar. C'è qualcosa che non ha funzionato e dobbiamo capire cosa sia successo».
Esiste la possibilità di vedere Peugeot impegnata in altri programmi Motorsport oltre al WEC?
«Al momento no. Il nostro impegno nel FIA WEC e a Le Mans è molto importante anche dal punto di vista economico. Non abbiamo la possibilità di portare avanti più programmi contemporaneamente. Dobbiamo fare delle scelte. O investiamo qui oppure altrove. E sinceramente, prima di pensare a qualsiasi altra cosa, voglio riuscire a ottenere una prestazione all'altezza del nome Peugeot a Le Mans».

Lei parla spesso della necessità di difendere l'industria europea. È soddisfatto dei risultati di Peugeot in Europa e in Italia?
«Sì, sono soddisfatto, ma penso che ci sia ancora molto margine di crescita. La chiave non è cercare di vincere la battaglia dei prezzi contro i marchi cinesi, perché su quel terreno sono estremamente competitivi. Noi dobbiamo puntare su altri valori. Le nostre vetture vengono progettate e costruite in Europa. I modelli del segmento C sono prodotti in Francia, quelli del segmento B in Spagna. Quando un cliente compra una Peugeot sostiene l'economia e l'industria europea. L'altro elemento fondamentale è l'innovazione. Non possiamo lasciare l'innovazione ai costruttori cinesi. Soluzioni come l'Hypersquare, lo steer-by-wire o l'evoluzione dell'i-Cockpit sono esempi concreti di come Peugeot voglia continuare a distinguersi».
Peugeot è soddisfatta della revisione degli obiettivi europei sul 2035?
«Assolutamente sì. Per me la cosa più importante è avere le risorse necessarie per fare ciò che ritengo giusto per il marchio Peugeot. E queste risorse ci sono. Da oggi al 2030 lanceremo sette nuovi modelli. Ci sarà un profondo rinnovamento della gamma nei segmenti B e C e nuove opportunità nei mercati extraeuropei. Oggi vendiamo circa 1,1 milioni di vetture all'anno e abbiamo l'ambizione di arrivare a 1,5 milioni».

In un mondo fatto di piattaforme condivise, come può Peugeot continuare a essere se stessa?
«Il fatto di essere un marchio globale ci garantisce priorità nell'accesso alle nuove piattaforme e alle nuove tecnologie di Stellantis. Questo è fondamentale. Le piattaforme comuni rappresentano un vantaggio enorme, ma poi sta a noi decidere che tipo di vettura costruire, quale design adottare e quali innovazioni introdurre. È così che si mantiene l'identità di un marchio».
Il futuro resta elettrico?
«Sì. So che in Italia il dibattito è ancora molto acceso, ma guardiamo ciò che sta accadendo in Francia. Nel mercato privato oltre il 50% delle vendite è già elettrico. Solo pochi mesi fa eravamo al 20%. Questo dimostra che il vero tema è il prezzo e l'accessibilità. Quando l'elettrico diventa conveniente, le resistenze diminuiscono rapidamente. Lo vediamo in Francia e in Germania. Dove esiste una forte volontà politica di sostenere questa transizione, il mercato risponde».




