Un gioiello d'epoca sulle starde della Winter Marathon 2017

Regine d'inverno a spasso per le Dolomiti: tutto il fascino della Winter Marathon 2017

di Sergio Troise
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MADONNA DI CAMPIGLIO - Centodieci iscritti, centouno auto storiche al via, novantuno classificati dopo una lunga, faticosa, ma anche adrenalinica notte al volante, con partenza e arrivo a Madonna di Campiglio: sono le cifre della Winter Marathon 2017, edizione numero 29 della classica gara di regolarità per auto storiche, svoltasi su un percorso di 445 chilometri, con cinquantuno prove cronometrate e nove attraversamenti di passi dolomitici, in uno scenario d’incomparabile bellezza nel cuore del Trentino Alto Adige. Nonostante quest’anno sia mancata la neve, emozionanti sono stati i passaggi sulle cime della Mendola, del Pordoi, del Passo Sella, nomi che in genere evocano le grandi imprese del ciclismo, ma sono anche passaggi obbligati di quest’evento dedicato alle auto d’epoca che si prepara a festeggiare in pompa magna il trentennale nel 2018, come hanno tenuto a ricordare i promotori dell’Azienda di promozione turistica del comprensorio.
 

 

Per gli appassionati del settore la super classica di Madonna di Campiglio è un evento irrinunciabile; per il pubblico un’occasione unica per vedere all’opera non tanto piloti e navigatori specializzati nella guida di precisione (nelle gare di regolarità è l’unica cosa che conta) quanto auto che hanno scritto la storia della motorizzazione e dello sport del motore. Tra le curve e i saliscendi dei passi più impegnativi e lungo le strade che toccano i luoghi simbolo delle Dolomiti (da Folgarida a Canazei, da Selva di Val Gardena a Pozza di Fassa, dal Lago Caldaro a Molveno), si son viste infatti, come fosse un museo rombante, auto d’ogni tipo e d’ogni epoca, dai modelli anteguerra alle più recenti produzioni anni Settanta.

Una regale Bentley 3 litri del 1925 (gemella del “mostro” che trionfò due volte alla 24 Ore di Le Mans negli anni Venti) la più anziana del lotto (terza in classifica generale); una Lancia Fulvia Coupé del 1976 la più giovane (42ma). Alla guida della “fulvietta” (una rara versione 1.3 S Safari, 900 esemplari prodotti, dei quali soltanto una ventina rimasti in Italia), un autentico mito dell’automobilismo: quel Miki Biasion laureatosi campione del mondo Rally nel 1988 e 1989. «Non avevo mai partecipato ad una gara di regolarità – ha confessato il pilota – e devo dire che ho scoperto un mondo nuovo, molto interessante, dove c’è la possibilità di guidare e di tenere in attività le nostre auto, che altrimenti invecchierebbero in garage».

Tener fuori dai garage le auto d’epoca è uno degli obiettivi primari di tutti i collezionisti. E infatti Marco Mattioli (regolarista e titolare della Mafra, una delle aziende specializzate nella cura estetica delle auto storiche) durante la cerimonia di premiazione ha esclamato, con una felice battuta: «Qui si divertono anche le macchine». E giù applausi a scena aperta. Classiche berline, instancabili torpedo, coupé sportive ancora fresche e pimpanti, fascinose spider: vario e interessante il parterre visto a Madonna di Campiglio, con una netta prevalenza di auto made in Italy (18 Alfa Romeo, 18 Lancia, 17 Fiat) ma anche con una qualificata presenza di vetture straniere, in testa lo squadrone della Porsche, presente con ben 34 auto al via: la più pregiata una 911 Carrera RS del 1973, belva da 210 cv di proprietà di Porsche Italia, del valore stimato di un milione di euro, affidata per l’occasione a Felix Brautigam, vice presidente di Porsche AG per l’area Europa, arrivato appositamente dalla Germania, e a Pietro Innocenti, direttore di Porsche Italia. Si sono classificati al 74° posto, a conferma del fatto che nelle gare di regolarità la potenza conta poco, l’importante è spaccare il secondo ai controlli orari, nei passaggi sui pressostati, meglio se con un’auto anteguerra, in quanto l’anzianità regala il vantaggio d’un coefficiente favorevole.

In questa ottica si spiega il successo della Fiat 508C del 1937 guidata da Alberto Aliverti (un avvocato specialista della regolarità, già vincitore della Winter Marathon del 2015), assistito da Alberto Maffi, navigatore infallibile con tabelle di marcia e cronometri. Conosciuta come Nuova Balilla 1100, la 508C è l’ultima evoluzione della famosa utilitaria Fiat nata nel 1932. Rimasta in produzione dal 1937 al 1939, ha una linea più aerodinamica della sua progenitrice, un motore di potenza superiore ai 30 cavalli d’origine e cambio a quattro marce sincronizzate. Prodotta in 57.000 unità nelle versioni Berlina, Berlina Tetto Apribile e Cabriolet, raggiungeva una velocità massima di 95 km/h e costava 19.500 lire. Secondo gli esperti del settore, un esemplare come quello che ha vinto la Winter Marathon può raggiungere una quotazione massima di 22.500 euro.

Molto di più (non meno di 250.000 euro) vale invece la Fiat Siata 508S Balilla Sport del 1932, seconda assoluta e prima nel Trofeo Eberhard, riservato ai primi 32 classificati della Winter Marathon e disputato sul lago ghiacciato di madonna di Campiglio. Qui Andrea Belometti, imprenditore bresciano di 53 anni, e il suo navigatore Emanuele Peli, parrucchiere con la passione per la regolarità, si sono superati, sbaragliando il campo dei migliori con la piccola, pregiatissima due posti scoperta: un’auto leggera (500 kg), con motore di appena 995 cc ma potenziato a circa 50 cv grazie alla testa speciale prodotta in pochissimi esemplari dalla Siata (Società Italiana Applicazioni Tecniche Auto-Aviatorie) e capace di raggiungere i 145 km/h. Una rarità oggi quasi introvabile.

 

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Martedì 31 Gennaio 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:54 | © RIPRODUZIONE RISERVATA