Eccellenze in alta quota, in Val Badia Audi Q5 protagonista di Care’s

di Giampiero Bottino
SAN CASSIANO - Dai suggestivi sterrati e dalle acque cristalline della Baja California agli spettacolari panorami e alle cime innevate delle Dolomiti. Seppur altrettanto affascinanti, le due location che hanno scandito la marcia di avvicinamento al mercato del nuovo Audi Q5 non potevano essere né più lontane (circa 10.000 km) né più diverse tra loro. Eppure in entrambe le situazioni il nuovo Suv dei quattro anelli si è trovato a casa, letteralmente.

In Messico, perché è lì che nasce, nel moderno impianto – la prima fabbrica 4.0 del gruppo tedesco – di San José Chiapa. In Alta Badia, sede della prima uscita italiana, perché la vallata ladina è la più recente “Home of quattro” che, aggiungendosi al comprensorio della Via Lattea, a Madonna di Campiglio e a Cortina, consente ad Audi di coprire l’intero arco alpino, legando nome e marchio alle più esclusive stazioni sciistiche del Paese che, non dimentichiamolo, a Ingolstadt chiamano “Land of quattro”.

Nell’ambito di una partnership davvero a tutto campo – prevede anche l’installazione in valle delle colonnine di ricarica per auto elettriche di qualsiasi marca – Audi Italia ha offerto un contributo importante alla realizzazione di Care’s, uno degli eventi clou della ricca programmazione invernale della valle ladina. Alla prima edizione effettiva (quella del 2016, sempre sostenuta da Audi, era una sorta di “numero zero”), la manifestazione ideata da Paolo Ferretti e da Norbert Niederkofler, lo chef che ha portato il ristorante St Hubertus dello storico hotel Rosa Alpina di San Cassiano a conquistare due stelle Michelin (la prima nel 2000, e seconda sette anni dopo), ha richiamato in Val Badia trenta chef stellati provenienti da ogni angolo del pianeta e stimolati dall’opportunità di confrontarsi non tanto tra loro – questo era l’obiettivo della precedente Chef’s Cup di cui Care’s ha preso il posto – quanto con un pubblico colto ed esigente (gastronomi, giornalisti specializzati, buongustai e gourmand di ogni specie). Il tutto in un ambiente di lavoro piuttosto inconsueto, ma del tutto coerente con la filosofia dell’alta (anche in senso geografico) cucina.

Se a fare la parte del leone sono stati gli chef italiani con le 17 presenze, tre delle quali peraltro schierate sotto le bandiere delle rispettive sedi di lavoro (Luca Fantin a Tokyo, Francesco Mazzei a Londra, Christian Puglisi a Copenhagen), il respiro internazionale dell’evento viene evidenziato dalla provenienza degli altri partecipanti, tra quelli arrivati relativamente da vicino (Austria, Croazia, Portogallo, Russia, Spagna e UK) e quelli che si sono sobbarcati trasferte ben più lunghe per raggiungere la Val Badia da Australia, Bolivia, Cile, Messico, Sud Africa e Usa. Tutti hanno profuso il meglio della loro filosofia gastronomica, suddividendosi tra i numerosi appuntamenti con le degustazioni programmate sia nelle località della valle, sia nei rifugi in quota. Un concerto di culture diverse, uno sfoggio di creatività, un confronto tra scuole e idee che ha intrigato – e spesso conquistato – i palati di chi per quattro giorni ha frequentato le location golose allestite su e giù per l’Alta Badia.

Una sarabanda di sorprese per le papille gustative, condita da qualche connotazione mondana (come le cena di gala conclusiva nel sobrio e raffinato lusso del Rosa Alpina) e da emozioni irripetibili che probabilmente solo le Dolomiti sanno regalare. Su tutte, la possibilità – negata ai comuni mortali che non possono chiedere di avviare la funivia con due ore d’anticipo sull’orario ufficiale – di assaporare una colazione d’autore ai 2.752 metri del Rifugio Lagazuoi, con il sole che sorge dietro l’Antelao per svelare progressivamente, in una giornata da cartolina, uno spettacolo sensazionale, dove lo sguardo spazia a 360 gradi dalle Tofane alle 5 Torri, dal Pelmo al Civetta, dalla Marmolada al Sella, dal Sassongher alle Conturines.

Uno straordinario evento gastronomico, ma anche etico e culturale grazie ai convegni ispirati al filo conduttore di questa edizione: «L’attenzione in più: nutrirsi e abitare la terra di domani». Un tema che ha stimolato gli chef a praticare una cucina rispettosa delle risorse e dell’ambiente, attenta al riciclo e al riutilizzo degli scarti. Un impegno coerente con la filosofia Audi, che della riduzione dell’impatto ambientale dei suoi prodotti ha fatto una priorità assoluta, come conferma la nuova gamma Q5, il cui esordio italiano è stato non a caso celebrato in concomitanza con Care’s.

Tutte le motorizzazioni – salvo il turbodiesel d’ingresso da 150 cv – offrono di serie la tecnologia “ultra” che migliora l’efficienza con soluzioni mirate come la possibilità di disaccoppiare la trazione sull’asse posteriore quando non è necessaria. Buona la prima: forti di questa consapevolezza, Niederkofler e Care’s già lavorano alla prossima edizione. Appuntamento in maggio a Salina, una perla delle Eolie.
 
 
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Martedì 14 Febbraio 2017, 11:35
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