Jeep Experience Days, quando il gusto dell’avventura è sfidare l'Etna in totale relax

di Nicola Desiderio
CATANIA – Jeep è senza dubbio il marchio del momento trainando le vendite e soprattutto i profitti di Fiat Chrysler Automobiles che ne ha fatto un marchio globale di successo sulla soglia dei 75 anni di vita iniziata nel 1941 con la famosa Willys. I numeri sono inesorabili: nel 2014 le vendite hanno superato per la prima volta nella storia il milione di unità e sono 25 mesi consecutivi che crescono mostrando percentuali che per i primi 11 mesi dell’anno hanno segnato +23% negli Stati Uniti fino al +132% in Europa e al +204% in Italia che vuol dire numeri triplicati. Merito in particolare della piccola Renegade, costruita a Melfi e figlia dello stesso progetto e dello stesso stabilimento della Fiat 500X, ma anche di un ritrovato vigore che passa per il rinnovamento della gamma iniziato con la Cherokee e che ha interessato anche gli altri modelli in attesa di altre ulteriori novità.

L’avventura è una buona abitudine. Per darne un bell’assaggio, Jeep ha invitato la stampa in Sicilia riproducendo una consuetudine già in vigore negli USA dal 1967 con il Jeep Easter Safari, che si tiene ogni anno a Moab, nello stato dello Utah. Al posto del deserto americano, ci sono l’Etna e la giungla siciliana che regalano molteplici occasioni e sorprese per mettere alla frusta le Jeep: dalla polvere e i sassi del vulcano più alto d’Europa fino alle mulattiere che vi si inerpicano, per finire agli scenari da film e da Far West di Ragusa e dei suoi dintorni dove la terra si alterna ai guadi e alla vegetazione che non ti aspetti ad un latitudine più bassa di quella di Tunisi. Ben 33 i mezzi messi a disposizione, molti allestiti servendosi del catalogo Mopar che offre da sempre la possibilità di esaltare le capacità tecniche delle Jeep e anche di personalizzazione estetica, per quelli che il fuoristrada lo vogliono solo sognare e dei veicoli a ruote alte desiderano solo il senso di sicurezza che la posizione di guida e il loro patrimonio tecnico sanno infondere.

Tre trazioni integrali e tre lettere. L’ammiraglia del gruppo è la Grand Cherokee, recentemente aggiornata con l’introduzione del nuovo motore diesel V6 3 litri da 190 cv o 250 cv e del cambio automatico a 8 rapporti che migliorano le prestazioni e i consumi. L’equipaggiamento è particolarmente ricco e la dotazione di sicurezza comprende i sistemi di assistenza alla guida più avanzati come la frenata autonoma con allerta, il sistema antisuperamento della linea di carreggiata e il sensore dell’angolo morto mentre per la connettività ci sono i sistemi UConnect con schermi da 5 o 8,4 pollici, navigatore TomTom e servizi Live online. Ben 3 i sistemi di trazione integrale, supportati dal riduttore e da un corredo elettronico di primordine che permette di armonizzare la risposta di meccanica e telaio in base alle caratteristiche del terreno in 5 diverse posizioni attraverso la manopola del SelectTrac. Storia a parte per la SRT spinta dal V8 6.4 Hemi da 468 cv che porta il Suv americano fino a 257 km/h. Grazie al launch control lo 0-100 km/h è chiuso in 5 secondi mentre i freni Brembo fermano questo bestione da 100 km/h in 35 metri.

Tradizione al primo sguardo. E se la Grand Cherokee SRT è la Jeep che non ti aspetti, la Wrangler è quella che immagini come Jeep e che non potresti mai confondere. La forma squadrata, il parabrezza dritto e quasi verticale, i parafanghi separati dal resto della carrozzeria e soprattutto i fari tondi ai lati della classica calandra a 7 feritoie la ricollegano direttamente alla Willys. Da vera dura anche il sistema di trazione integrale inseribile Command-Trac che non solo ha un riduttore da ben 4:1, ma anche il bloccaggio dei due assali e le barre antirollio a disaccoppiamento attivo così che su strada limitano il rollio in curva e in fuoristrada consentono alle ruote la massima escursione per affrontare al meglio i twist. Due i motori: il 4 cilindri da 2,8 litri con 200 cv con cambio manuale a 6 rapporti e automatico a 5 rapporti optional che è invece di serie sul V6 3.6 a benzina da 284 cv. Se per voi Jeep vuol dire fuoristrada e un look assolutamente tradizionale, la Wrangler è la scelta ideale.

La prima con la bandiera italiana. Idealmente all’opposto c’è la Cherokee, primo modello Jeep ad essere nato sotto l’egida di Fiat Chrysler Automobiles e, a differenza del modello precedente, su un pianale italiano e una struttura monosoccca. Uno stacco sottolineato anche stilisticamente con un frontale caratterizzato dai fari sottili e da un abitacolo decisamente sontuoso per allestimento e dotazione. A 5 stelle EuroNCAP la sicurezza e ampia la gamma motori: si parte dal V6 3.2 a benzina da 272 cv e si arriva al diesel 2 litri da 140 cv o 170 cv passando per il nuovo 2,1 litri da 185 o 190 cv. Il cambio è manuale a 6 rapporti o automatico a 9 rapporti, la trazione anteriore o integrale in tre modalità diverse (due delle quali con il riduttore) per assicurare di nuovo e senza compromessi il comportamento che ci si aspetta da una Jeep in fuoristrada. Ma anche una Jeep deve pensare ai consumi e per favorirli c’è anche il sistema di disattivazione automatica del differenziale posteriore che riduce gli attriti e dunque migliora la scorrevolezza della vettura a tutto vantaggio di tasche e ambiente. Altra novità in gamma è la versione Night Eagle, figlia delle tante sperimentazioni fatte con il catalogo Mopar sui molteplici concept presentati da Jeep in questi anni, in particolare al SEMA di Las Vegas.

La piccola “Born in Melfi”. La versione Night Eagle a tiratura limitata c’è da poco in listino anche per la Renegade, vera mattatrice del marchio soprattutto dalle nostre parti dove un Suv lungo 4,24 metri rappresenta per molti l’oggetto del desiderio, figuriamoci se finalmente c’è una Jeep con questa taglia. La Renegade ha un look da vera Jeep con tocchi di vera originalità, come le luci posteriori solcate da una X che ricorda quella delle taniche di benzine o la strumentazione che sembra macchiata di fango. E poi prende dalla Cherokee quasi per intero la dotazione per la sicurezza e quella tecnica come il differenziale posteriore a disinserimento automatico e, pur non avendo le ridotte, la versione Trailhawk con il diesel 2 litri da 140 cv ha un’altezza di terra di 210 mm, rapporto al ponte accorciato per il cambio automatico a 9 rapporti e un elettronica specifica che consente di avere a disposizione un’arrampicatrice degna del suo nome. Gli altri motori sono un benzina 1.6 aspirato da 110 cv con trazione anteriore e cambio manuale a 5 rapporti e l’1.4 turbo MultiAir da 140 cv con cambio doppia frizione a richiesta o da 170 cv con l’automatico a 9 rapporti e 4x4 mentre a gasolio c’è anche l’1.6 da 120 cv con trazione 4x2 e cambio manuale a 6 rapporti.

La vita ricomincia a 75 anni. Tutte se la sono cavate alla grande su un percorso che presentava non poche difficoltà e molteplici occasioni per provare il gusto dell’avventura, con lo sfondo di panorami che vanno dal nero della pomice lavica fino al verde dei fichidindia. Messe l’una accanto all’altra spiccano le analogie, le differenze e, senza prendere il metro, ci si accorge che tra i 4,24 metri della Renegade e i 4,62 metri della Cherokee c’è uno spazio che una volta era presidiato da Compass e Patriot ed è quello dei Suv compatti, segmento dominato a livello mondiale da Toyota RAV4 e Honda CR-V. Niente paura: già nel 2016 ne arriverà l’erede mentre per il 2018 il piano prevede un modello a 7 posti, capace di rimpiazzare quello che in Italia si chiamava Commander. Ma soprattutto Jeep vuole esplorare tutte le opportunità commerciali offerte dai nuovi mercati e da quelli che in precedenza non erano presidiati come meritavano. La nuova gamma e una presenza più incisiva suggeriscono che siamo solo all’inizio.
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Martedì 29 Dicembre 2015, 16:21
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